Lo spoglio delle schede referendarie
Lo spoglio delle schede referendarie

Milano, 22 settembre 2020 -  Nelle urne delle comunali il consenso al movimento Cinque stelle in Lombardia non brilla. Ma la riforma costituzionale, issata a bandiera dei grillini e alternatamente sostenuta dagli altri movimenti, convince in massa i lombardi, che sebbene con minore affluenza del resto d’Italia (51% contro 53% di media) si recano alle urne con un numero sufficiente a raggiungere anche il quorum che non c’era. E chi ritira la scheda e volta sceglie in massa di dire sì alla riduzione del numero di senatori e deputati, anche se questo taglio colpisce più la Lombardia che altre realtà, con un calo dei rappresentanti eletti del 36,7%.

In particolare, per quel che riguarda Palazzo Madama, la Lombardia ora avrà 31 senatori contro 49, uno ogni circa 313mila abitanti, mentre prima del taglio ne aveva uno ogni 198mila. Un ragionamento ampiamente esposto dai sostenitori del "no" che decisamente non ha fatto breccia nei ragionamenti degli elettori. Quasi 7 su 10 hanno votato a favore e solo 3 su 10 hanno respinto la norma già votata dal Parlamento. Ma con qualche sottile, ma significativa, differenza.

La città di Milano insieme alla sua provincia è stata la più tiepida nell’appoggiare il "sì". Qui si registra il più alto livello di contrari, che arriva al massimo regionale: circa il 34%. Chi ha creduto di più alla bontà della riforma è Lodi, che con la sua provincia dà al taglio dei parlamentari appena il 26,6% di pareri contrari. Dal referendum, tuttavia, appoggiato dai vertici dei partiti e contestato a livello di militanza e dirigenza locale, parlano in pochi in Lombardia. Fanno festa apertamente solo i Cinque stelle: "La vittoria del sì premia una promessa mantenuta e indica come la strada sia quella di seguire il programma sostenuto dai cittadini", dice il capogruppo in Regione Massimo De Rosa. Per il resto, anche gli imprenditori sembrano far poco conto sulla questione. "L’incertezza regna sovrana oggi su Piazza Affari e sulle principali borse europee e solo segnali forti dal Governo potranno far invertire la rotta agli indici – dice il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti –. Escludo un legame con il referendum, da valutare a fine voto invece l’eventuale ripercussione delle amministrative". Eppure il voto per la riforma non è stato solo una questione da addetti ai lavori.