Milano, 20 settembre 2020 - Da domani, a urne chiuse, qualunque sarà l’esito del voto tornerà in primo piano il Recovery Plan. Il governo deve preparare entro il 15 ottobre il documento di programmazione economica e finanziaria che si baserà in larga parte sugli aiuti europei. La destinazione di quelle somme è decisiva per la ripartenza del Paese e dunque le scelte dell’esecutivo dovranno essere mirate a superare le criticità create dalla pandemia. La prima bozza di questo documento lascia perplessi per almeno per due ragioni: una certa genericità nei progetti da avviare e, soprattutto, una scadenza troppo lontana (metà 2021) per l’inizio della loro realizzazione.

Significa che per quasi un anno aree strategiche come il fisco, il lavoro e le infrastrutture non registreranno alcuna novità concreta ma solo iniziative da mettere in cantiere per la seconda metà dell’anno prossimo e la prima metà del 2022. Sono date che vanno certamente bene a un governo impegnato a blindarsi fino al semestre bianco che inizia nell’agosto del 2021, ma che non si conciliano con le esigenze impellenti dell’economia. Il premier Giuseppe Conte ha ammesso che se il Recovery Fund venisse utilizzato male gli italiani avrebbero i loro buoni motivi per essere insoddisfatti. Ma se per dare una valutazione compiuta dell’operato del governo sull’utilizzo degli aiuti europei servono almeno dieci mesi evidentemente l’eventuale delusione degli italiani resterebbe inefficace. Infatti anche di fronte al fallimento di Conte e dei suoi ministri il presidente della Repubblica negli ultimi sei mesi del suo mandato non potrebbe sciogliere le Camere e quindi dovrebbe fare di tutto per assicurare all’attuale governo l’ambita permanenza in carica.

La verità è che commercianti, imprenditori, lavoratori autonomi e altre categorie produttive non possono accontentarsi del rinvio al 30 ottobre delle scadenze fiscali. Avrebbero invece la necessità di sapere prima possibile come Palazzo Chigi intenda rilanciare produzione, consumi ed export incoraggiando le iniziative private e alleggerendo il carico burocratico. Stime attendibili paventano il rischio di nuove dolorose chiusure aziendali se non si interverrà presto sul costo del lavoro e sul carico fiscale. Il governo spera di limitare i danni alle elezioni di oggi e domani e di cavarsela al massimo con un rimpasto per riequilibrare i rapporti di forza fra Pd e Movimento 5 Stelle e per sedare i malumori interni ai due partiti. Ma la posta in gioco è molto più elevata. E riguarda la capacità del Paese di non rimanere imprigionato nella paura del virus e nell’assenza di un indirizzo strategico chiaro per recuperare fiducia nel contesto internazionale. Di qui al 15 ottobre Conte e il ministro dell’economia Gualtieri trovino le combinazioni giuste per conciliare sviluppo socioeconomico e sicurezza di cittadini e imprese.