Roma, 28 aprile 2021 - "Di fronte a un virus totalmente nuovo, è del tutto evidente che il Piano pandemico antinfluenzale del 2006 non era sufficiente, né lo erano le successive raccomandazioni emanate dall'Oms. Non era una situazione in cui sedersi e attendereistruzioni. Per salvare delle vite andavano trovate soluzioni nuove e assunte decisioni rapide". Il ministro della Salute, Roberto Speranza, interviene in Aula al Senato nel corso della discussione sulle mozioni di sfiducia nei suoi confronti. "Abbiamo
contribuito a scrivere manuale d'istruzione contro la pandemia -  rivendica -. Ecco perché, del vecchio Piano, è stato valorizzato ciò che era utile e funzionale a contrastare questo nuovo virus, come ad esempio la dichiarazione dello stato di emergenza, ma i nostri tecnici hanno valutato da subito che c'era da andare decisamente oltre. Non ci si è limitati alla burocratica attuazione di un Piano pandemico antinfluenzale non sufficiente a rispondere a un virus completamente nuovo, non ci si è limitati a una lettera, a un ordine di servizio, giusto per tenere in ordine le carte". Speranza, infatti, ricorda  che "sono in carica da settembre 2019. Adesso il Piano pandemico aggiornato c'è".  Respinte le tre mozionia di sfiducia. La prima è stata quella a prima firma di Luca Ciriani, capogruppo FdI. I voti a favore sono stati 29, i contrari 221 e 3 gli astenuti. I presenti erano 255, i 253 i votanti. Poi bocciata quella di Italexit, primo firmatario Gianluigi Paragone: sempre 29 sì, 206 i contrari  e 2 gli astenuti (237 votanti su 239 presenti). La terza respinta è stata quella presentata da "Alternativa C'è":  204 voti contrari, 28 favorevoli e 2 astenuti 8235 presenti, 234 votanti). La maggioranza di governo ha tenuto come da previsioni.

Il piano pandemico

Il nodo è quello del Piano pandemico mai aggiornato fino all'esplosione della pandemia, su cui la Procura di Bergamo ha aperto un'inchiesta e che ha fatto esplodere il caso del documento di un documento Oms che poneva il punto, documento poi ritirato. "Quanto alle responsabilità politiche, non sono io a dovermi difendere - sostiene il ministro -. Ho giurato al Quirinale il 5 settembre del 2019 e posso dire, a testa alta, che adesso il Piano pandemico antinfluenzale aggiornato c'è, approvato all'unanimità in Conferenza Stato-Regioni. Quello che non è stato fatto in molti anni è stato invece realizzato in pochi mesi proprio durante il mio mandato. Quello approvato è un documento importante anche e soprattutto per l'impostazione fortemente operativa e la chiara definizione di compiti, ruoli e responsabilità". E sul documento Oms ritirato Speranza rileva:  "La scelta di pubblicare e poi ritirare quel documento viene assunta esclusivamente dall'Oms nella sua piena autonomia che noi rispettiamo, anche nelle sue diverse articolazioni e nel dibattito interno che con evidenza vi è stato a questo proposito tra dirigenti dell' Oms in palese contrasto tra loro. Ma una cosa è certa. Non c'è nessuno dei protagonisti di questa vicenda che affermi il contrario: le scelte relative al dossier sono autonome dell'Oms".  

La reazione del Governo e del suo dicastero, all'esplosione della pandemia, per Speranza  "è stata coerente con una valutazione seria del rischio. E' del 1 marzo la circolare della nostra direzione della programmazione, con la quale si dava indicazione alle regioni di aumentare del 50% i posti di terapia intensiva e del 100% i posti letto di pneumologia e malattie infettive. Una scelta che in quella giornata molti definirono "eccessiva", rispetto al livello del contagio in Italia. Voglio ricordare che anche dopo l'istituzione delle prime zone rosse in molti pensavano che stavamo esagerando. Abbiamo adottato misure severe prima in territori specifici e poi dal 9 marzo su tutto il territorio nazionale. Quelle misure ci hanno permesso di piegare la curva dei contagi".  Misure che, ruibadisce il minsitro, hanno fatto sì che l'Italia indicasse "una strada  sicuramente non perfetta e non facile da attuare, ma che progressivamente è stata seguita dalla maggioranza dei Paesi europei e del mondo".

I nodi

E ancora, attacca una una delle mozioni di sfiducia in cui "si afferma che non abbiamo elaborato alcuna circolare per il trattamento domiciliare dei pazienti Covid. E' falso. La circolare finora utilizzata è stata elaborata dai nostri tecnici alla fine del 2020. Ed un ulteriore aggiornamento è stata emanato il 26 aprile con parere favorevole del Css. Probabilmente nel corso dell'anno verrà ancora aggiornata, come è naturale che sia, sulla base delle nuove evidenze scientifiche".

Sul rapporto con gli enti locali, per Speranza è da rivendicare "il lavoro svolto dal Governo, gomito a gomito con le regioni, molte delle quali governate attualmente anche dai sottoscrittori delle mozioni di sfiducia. Avrei potuto in questi mesi spesso scaricare sulle regioni responsabilità e limiti che tanti hanno visto. Ma non lo ho mai fatto e non lo farò mai. Ho sempre collaborato con tutti senza alcuna distinzione e con la massima disponibilità. Perché penso che in un grande Paese non si fa politica su una tremenda epidemia".  

Infine sulla questione delle restrizioni, punto su cui fa leva la sfiducia presentata da FdI, Speranza ribadisce che"il lockdown, le zone rosse, il blocco delle attività che non è possibile svolgere in sicurezza o che possono determinare assembramenti, la limitazione dei movimenti non necessari, l'utilizzo costante delle mascherine non sono decisioni adottate per complicare la vita delle persone, ma l'unica strada in assenza del vaccino per arginare la diffusione del contagio". Un lungo applauso ha salutato la fine del discorso del ministro della Salute, Roberto Speranza: in piedi tutti i senatori di centrosinistra ma numerosi applausi sono arrivati anche dai banchi della destra. Alla discussione non era presente il sottosegratario alla Salute Pierpaolo Sileri: assenza giustificata perché questa mattina è nato suo figlio.  

La versione di Zambon

Sul piano pandemico e sul rapporto Oms ritirato, le dichiarazioni del ministro Speranza "sono sorprendenti e sconcertanti". Lo dice all'Agi Francesco Zambon, l'autore del rapporto sulle presunte falle italiane nella gestione della prima fase della pandemia pubblicato e poi appunto ritirato nel giro di poche ore dal sito dell'Oms nel maggio dello scorso anno. "Sono sorprendenti - dice Zambon - perché le evidenze emerse dall'inchiesta di Bergamo in queste settimane non sono speculazioni. Sconcertanti perché questi elementi emersi, tra cui chat e mail, non fanno che confermare i gravi dubbi sull'assenza di indipendenza dell'Oms".