Per Alessandro,  7 anni, bergamasco, la cosa più brutta del Coronavirus è non poter scambiare le figurine. Giulia, milanese di 5 anni, invece è felice perché da quando c'è il Covid ha passato più tempo a casa con la sua famiglia. Aurora, 5 anni, di Catania, non vede l'ora che tutto finisca per tornare a giocare al parco e andare a trovare gli zii. Alessandro, Giulia, Aurora sono tre dei 18 bambini di gran parte d'Italia, da Milano a Catania, da Firenze a Catanzaro, che raccontano, con parole e disegni, la loro idea di Covid. Troppo piccoli per comprendere cosa sta accadendo intorno a loro, ma già abbastanza grandi per fare i conti con le rinunce alla vita di prima e la paura che il virus  tocchi i loro familiari. Emozioni e timori che molti hanno portato anche a scuola, dove educatrici e insegnanti si sono trovate spesso a fare i conti con bambini meno spensierati, in alcuni casi diventati in pochi mesi piccoli adulti.

"A settembre, con la riapertura della scuola d'infanzia, e prima ancora in estate con i Cre ci siamo trovati a gestire le emozioni dei bambini rimasti in casa durante il lockdown" racconta Marta Locatelli, 40 anni, consulente pedagogica e coordinatrice della scuola d'infanzia Valsecchi di Bergamo, 140 alunni da zero a sei anni. "La nostra città ha abitato in maniera profonda le ferite della pandemia - aggiunge Locatelli -. Da febbraio a giugno, quando le scuole erano chiuse, attraverso laboratori e incontri su meet, abbiamo creato una linea di connessione continuativa con i bambini. In estate abbiamo ritrovato molti nuclei familiari che avevano perso anziani, in diversi casi era venuta a mancare la figura tanto importante dei nonni. A settembre, alla ripresa dell'anno scolastico, avevamo timore di non riuscire a dare risposte adeguate, ma ancora una volta i piccoli ci hanno stupito. Nelle loro parole e nei loro gesti abbiamo visto subito una voglia immensa di fare comunità, sono tornati in classe con il desiderio di fare gruppo. I bambini ci hanno insegnato che siamo un pezzo della loro storia di vita e dobbiamo prendere coraggio e forza da loro. Molti hanno parenti lontani e il Covid ha accentuato le distanze. Noi servizi educativi diventiamo una spalla, siamo famiglia tra le famiglie". 

Il timore più grande? "All'inizio quello di fare i conti con tutte le regole anti Covid - spiega Locatelli -, ma anche in questo i bambini ci hanno stupito. Hanno dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. L'altro timore era la reazione dei piccoli del nido (0-3 anni) nel vederci con indosso la mascherina. E invece anche loro ci hanno insegnato tante cose, abbiamo scoperto la grande capacità che hanno i bambini di leggere negli occhi degli adulti per capire se sono sereni, e trarre a loro volta serenità dal nostro equilibrio".

UN ANNO DI COVID: IL NOSTRO SPECIALE