Polfer
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Como, 19 gennaio 2019 - Oltre ai pugni e ai calci sul costato, che la terranno lontana almeno dieci giorni dal lavoro, è l’indifferenza dei passeggeri ad aver ferito nell’animo una capotreno comasca di 25 anni picchiata per aver fatto il suo lavoro. Tutto è accaduto l’altro giorno sul treno partito da Como San Giovanni e diretto a Rho delle 9.48, un orario «tranquillo» secondo gli stessi addetti ai lavori che considerano a rischio le corse delle prima mattina, stipate di pendolari, e quelle di sera e notte sui vagoni deserti dove in passato si erano consumate anche molestie e rapine.

«Invece non si può mai sta tranquilli neppure di giorno, ma mi rifiuto di pensare che una persona rischi la vita semplicemente perché sta facendo il suo lavoro – spiega Filippo Ghibaudi, segretario generale della Fit Cisl di Como e a sua volta capotreno – La giovane collega è stata aggredita malgrado avesse posto in essere tutte le cautele del caso. Oltre alle botte fa male sapere che è stata lasciata sola dai passeggeri, gli stessi che avevano chiesto il suo aiuto e che non l’hanno soccorsa quando questo bruto la picchiava».

Tutto è accaduto sul treno 25235 partito venerdì mattina da Como San Giovanni alle 9.48, la capotreno era appena entrata in un vagone per controllare i biglietti quando i passeggeri le hanno segnalato la presenza di un uomo che viaggiava sdraiato e aveva occupato addirittura quattro sedili. «La giovane collega con educazione e fermezza gli ha chiesto di ricomporsi e di farle vedere il biglietto – prosegue Ghibaudi – L’uomo all’inizio non sembrava avere un atteggiamento ostile e l’ha assecondata rispondendo però di essere senza biglietto. A questo punto gli è stato chiesto di scendere alla stazione successiva, a Seregno». Nell’arco di pochi minuti si è consumata l’aggressione con il viaggiatore, un uomo di mezza età italiano, che quando ha visto i cartelli che annunciavano l’arrivo in stazione ha sorpreso alle spalle la capotreno sferrandole alcuni pugni sulle costole, non contento quando lei è caduta a terra l’ha anche presa a calci scendendo come nulla fosse quando le porte del treno si sono aperte e facendo perdere le sue tracce. 

«Tutto è avvenuto sotto lo sguardo dei passeggeri che però se ne sono guardati bene dall’intervenire. Questa cosa è inaccettabile si parla tanto di civiltà e comportamento responsabile, ma poi nessuno fa nulla. In Svizzera le cose sarebbero andate ben diversamente, l’ha chi sbaglia paga e per chi provoca interruzione di pubblico servizio, come in questo caso, e aggredisce un pubblico ufficiale ci sono la galera e il risarcimento danni». La giovane capotreno è stata soccorsa dagli agenti della Polfer e portata all’ospedale di Desio dove è stata dimessa con una prognosi di dieci giorni.

«L’azienda segue da vicino il caso della collega aggredita – spiegano da Trenord – Quando è stata colpita sono immediatamente intervenuti due operatori della funzione security e, grazie alla collaborazione di un capotreno di un treno successivo, è stato possibile incrociare le informazioni sul presunto aggressore. I due funzionari della security hanno assistito la nostra capotreno durante le visite in ospedale e abbiamo collaborato con le forze dell’ordine». Sulla questione è intervenuto anche l’assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato. «Esprimo vicinanza alla donna – sottolinea De Corato - per l’assurda aggressione subita durante il proprio lavoro. Ho più volte chiesto di inviare in pattuglia sui treni i militari che già sono impiegati nelle stazioni di molte città lombarde, ma fino ad ora dal ministero dell’Interno non è arrivata alcuna risposta».