L’oasi da salvare. Specie rare e “invasori“: "C’è in gioco il pianeta"

Lo studio realizzato dal Parco Adda Nord nel laboratorio di biodiversità "Qui vediamo gli effetti della crisi climatica, le piante esotiche sono una rovina".

L’oasi da salvare. Specie rare e “invasori“: "C’è in gioco il pianeta"

L’oasi da salvare. Specie rare e “invasori“: "C’è in gioco il pianeta"

Siccità, crisi climatica e bombe d’acqua. Viaggio nel laboratorio di biodiversità del Wwf Le Foppe e Vimercatese fra specie protette che scompaiono, habitat quasi estinti e invasori che avanzano, 38 piante delle quali 10 nella lista nera della Regione. "Da qui il dramma della natura e dell’uomo si vede da vicino", dice il portavoce Fabio Cologni, che presenta l’esito dello studio condotto negli ultimi tre anni dal Parco Adda Nord sull’oasi a due passi dalla Monza-Trezzo firmato Luca Gariboldi. Un eden in continua evoluzione, "cartina al tornasole della pressione del cemento e della febbre del pianeta", sottolinea.

Al centro dell’attenzione, la vegetazione degli stagni nei quali sono stati censiti 157 abitanti, alcuni rarissimi, mai visti prima da queste parti, "di rilevanza naturalistica decisiva per il Parco, la Regione e l’Europa. Specie particolarmente importanti perché legate a comunità temporanee di anfibi testimoni dell’Habitat 3130 quasi estinto". E questo è il piccolo miracolo. Ma c’è il rovescio della medaglia. La ricerca evidenza i danni causati dall’aridità del 2022, "la stagione più secca paragonabile solo al 2003, ma due anni fa è stata più lunga e devastante per fauna e flora". Dopo il grande caldo sono sparite importanti sentinelle del benessere del polmone, Eleocharis palustris, Thelypteris palustris, e Utricularia vulgaris. Resta in primo piano la lotta alle pericolose piante esotiche in forte espansione anche sul territorio. "Un fronte sul quale siamo impegnati costantemente – conferma Cologni –, anche se servirebbe un piano complessivo organico. Noi, da soli, abbiamo ridotto la presenza della Bidens frondosa ed eradicata la ninfea da giardino che impediva la crescita di esemplari autoctoni essenziali per la conservazione dell’equilibrio ecologico". "Le scoperte ci riempiono di orgoglio, aspettando il sospirato centro visite, la riserva si conferma terra di studio da 30 anni a questa parte".