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25 gen 2022

Monza, licenziamenti Gianetti di nuovo in tribunale

Il giudice deve decidere sulla comunicazione improvvisa via mail a luglio della chiusura della storica fabbrica di ruote e sul suo smantellamento

gabriele bassani
Cronaca
Di tornare a lavorare in quella fabbrica ormai non se ne parla più da un pezzo anche perché nel frattempo è stata quasi totalmente smantellataResta aperta anche la causa delle ferie forzate, che i lavoratori hanno dovuto utilizzare con la fabbrica chiusa e anche quello sarà un aspetto economico da chiarire
una protesta dei dipendenti Gianetti

Ceriano Laghetto, 26 gennaio 2022 - Il «caso Gianetti» torna in Tribunale, per verificare se quanto accaduto da luglio a novembre, ovvero dalla comunicazione improvvisa via mail della chiusura della storica fabbrica di ruote al suo smantellamento definitivo, è stato rispettoso delle regole che tutelano i diritti dei 152 lavoratori rimasti sostanzialmente senza lavoro. I sindacati sono convinti del contrario ed è per questo che hanno presentato ricorso verso la prima sentenza che li ha visti soccombere il 12 ottobre scorso, quando il primo giudice aveva respinto il ricorso presentato dalle diverse sigle sindacali che contestavano una procedura di licenziamento collettivo fuori dalle norme.

«Nel caso di specie non pare divisabile alcuna violazione della norma citata, avendo la società resistente ritualmente inoltrato il 3 luglio 2021 alle sigle ricorrenti compiuta comunicazione scritta di avvio della procedura di licenziamento collettivo, da intendersi “preventiva“ alla riduzione del personale, non già a qualunque altra comunicazione con i lavoratori", scrisse nella sentenza il primo giudice di Monza che affrontò la vicenda, lasciando di stucco sindacati e lavoratori che puntavano ad ottenere un riconoscimento sulla base anche di quanto stava accadendo in quelle stesse settimane alla Gkn di Firenze. 

Ora inizia il «secondo round» e si spera in un pronunciamento opposto, che si tradurrebbe, all’atto pratico, in un risarcimento economico per i lavoratori licenziati, dato dai mesi di differenza tra la procedura eventualmente annullata e quella che si andrebbe a ripetere. "Di tornare a lavorare in quella fabbrica ormai non se ne parla più da un pezzo, anche perché nel frattempo è stata quasi totalmente smantellata", riferisce Antonella Mancuso, referente della Uilm. Lo conferma anche Giuseppe Cotrone, delegato sindacale Uilm: "Dopo lo smantellamento del nostro presidio e la chiusura della strada di accesso alla fabbrica, sono stati portati fuori macchinari e materie prime, evidentemente già venduti". Dal nuovo pronunciamento del Tribunale i lavoratori rimasti fuori dalla fabbrica dal pomeriggio del 3 luglio scorso, dopo che l’ultima squadra aveva terminato il turno del sabato mattina, si aspettano un riconoscimento delle loro ragioni che si tradurrebbe in una forma di indennizzo.

«Resta aperta anche la causa delle ferie forzate, che abbiamo dovuto utilizzare con la fabbrica chiusa e anche quello sarà un aspetto economico da chiarire", aggiunge Cotrone. Al momento buona parte degli ex operai Gianetti di Ceriano ha trovato nuovi posti di lavoro ma sono più di una cinquantina quelli che devono tirare avanti con la Naspi, che da queste parti, di circa 1000 euro al mese. L’altra grande partita sarà quella sul futuro dell’area industriale dismessa: per questo tema è stata convocata una audizione alla Commissione attività produttive di Regione Lombardia, su richiesta del consigliere brianzolo Andrea Monti, fissata in calendario per il prossimo 24 gennaio.
 

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