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20 gen 2022

La tecnologia aiuta a non dimenticare

Lorenzo Citterio ha realizzato un QRcode per la pietra d’inciampo del nonno deportato

barbara apicella
Cronaca

di Barbara Apicella "Sono Luigi Montrasio ma mio padre si chiama Gerardo, non Rinaldo!". Non era lui quel Luigi Montrasio che i militari fascisti guidati da un ufficiale delle SS stavano cercando. Una maledetta omonimia che ha strappato il papà ai suoi bambini, e il marito alla sua amata Adele. Destinazione i campi di concentramento di Mauthausen. Oggi a ricordare e onorare il ricordo di Luigi Montrasio c’è il nipote Lorenzo: il prossimo 27 gennaio il Comune posizionerà una pietra d’inciampo davanti alla casa di Sant’Albino dove Luigi venne arrestato e deportato. Accanto a quella pietra ci sarà un QRCode realizzato proprio dal nipote che ripercorrerà la vita di quel giovane padre di famiglia deportato per un’omonimia. La squadra di militari che lo prelevò cercava sì Luigi Montrasio, ma il figlio di Rinaldo che viveva proprio a neanche cento metri dalla corte dei Passoni (in via Marco D’Agrate) dove il nonno di Lorenzo abitava. Classe 1909 Luigi Montrasio aveva dedicato tutta la sua vita alla famiglia e al lavoro. La partenza per il servizio militare, poi il richiamo alle armi e la campagna di Libia, nel frattempo il matrimonio e la nascita dei figli con il lutto di due bambini strappati ancora piccoli alla vita. Fino a quel maledetto 11 marzo 1944 quando Luigi Montrasio ritornò a casa in bicicletta, nell’abitazione di via Marco d’Agrate 11. L’arrivo dei militari, i vicini che per paura indicarono immediatamente dove viveva Luigi e quando l’uomo si ritrovò davanti la squadra comandata dall’ufficiale delle SS non servì a nulla spiegare che non era lui il Luigi Montrasio che cercavano. L’uomo fu portato via davanti agli sguardi in lacrime dei due figli di 7 e 5 anni, e della moglie. Il giorno dopo l’ultimo incontro con la moglie, fuori dalla caserma dei carabinieri di via Volturno ...

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