New York, 24 febbraio 2021 - La polizia americana sembra non imparare dai propri errori, tanto che i casi di morte per metodi brutali durante gli arresti continuano. L'ultimo, di ieri, ricorda addirittura per le modalità quelle che causarono il decesso di George Floyd. e la vicenda promette di suscitare altri disordini.  Angelo Quinto, 30enne della Marina statunitense con problemi psichici, è morto dopo che un poliziotto gli ha schiacciato il collo a terra con un ginocchio per cinque minuti. A denunciare l'accaduto, che richiama quello dell'afroamericano George Floyd, è stata la famiglia del veterano. A chiamare il numero d'emergenza erano stati gli stessi familiari dell'uomo, perché il 23 dicembre aveva una crisi. Il decesso è avvenuto tre giorni dopo in ospedale.

Intanto un gran giurì degli Stati Uniti ha deciso di non accusare alcun agente di polizia per la morte di Daniel Prude, l’uomo di colore nudo con problemi mentali, morto per soffocamento a Rochester in seguito alla decisione della polizia di incappucciarlo dopo l’arresto. Prude è stato fermato dagli agenti di polizia nel marzo scorso mentre era nudo e vagava in strada, lo hanno ammanettato e incappucciato e poi hanno premuto il suo viso contro l’asfalto per due minuti fino a quando l’uomo ha perso i sensi.

La procuratrice generale dello Stato, Letitia James, ha affermato di essere “estremamente delusa, ma alla fine dobbiamo rispettare la decisione. Il sistema di giustizia penale ha un disperato bisogno di riforme. Il sistema consente troppo spesso agli ufficiali di usare la forza mortale inutilmente e senza conseguenze”. Prude morì nel marzo 2020 e il suo caso diede il via a proteste a Rochester, nello stato di New York, quando sei mesi dopo fu diffuso il video registrato dalle body-cam dei poliziotti. Lo si vedeva nudo, in manette, con il cappuccio, mentre un ufficiale gli premeva il volto al suolo.

Gli avvocati dei sette agenti sospesi hanno dichiarato che durante l'arresto fu eseguito il protocollo e che gli agenti quella notte seguirono rigorosamente quanto imparato in addestramento, impiegando una tecnica di contenimento nota come "segmentazione". Il coroner della contea aveva dichiarato che il decesso era compatibile con un omicidio. Inizialmente la polizia aveva descritto la sua morte come overdose di droga e il caso non aveva fatto notizia, ma tutto era cambiato quando la famiglia dell'uomo era riuscita a ottenere la pubblicazione delle riprese video.

Intanto l’ufficio del procuratore generale del Minnesota, competente sul caso Floyd, ha diffuso diverse testimonianze che dimostrano come Derek Chauvin, l’ufficiale di polizia dichiarato colpevole di omicidio non volontario di secondo grado, usasse come tecnica d’arresto, già da tempo, quella che a maggio 2020 ebbe come conseguenza la morte di George Floyd a Minneapolis. Chauvin  sarebbe infatti protagonista di 22 denunce o indagini interne per i suoi metodi di arresto condotti durante i suoi di oltre 19 anni di servizio.