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20 mag 2022

Cos’è la Nato, quando è nata e perché

È l’alleanza più potente del mondo, Svezia e Finlandia hanno chiesto di entrarci ed è protagonista nella guerra tra Russia e Ucraina

20 mag 2022
arnaldo liguori
Esteri
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Il simbolo della Nato rappresenta la rosa dei venti con quattro punti cardinali
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Il simbolo della Nato rappresenta la rosa dei venti con quattro punti cardinali

Citata innumerevoli volte dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina, la Nato è un’alleanza politico-militare nata nel 1949 per volontà di dodici nazioni americane ed europee allo scopo di contrastare l’Unione Sovietica. Oggi conta 30 Paesi la cui potenza militare comune non ha pari al mondo. La sua caratteristica principale è che, sulla base del trattato sottoscritto da ogni nazione aderente, l'attacco contro uno Stato membro della Nato comporta automaticamente l'intervento militare di tutti gli altri a sua difesa.

 

Che vuol dire Nato e come è nata

La Nato (in inglese Otan) è una sigla che sta per Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord. L’alleanza nacque durante la Guerra Fredda, in quel sistema mondiale che vedeva contrapporsi due diversi blocchi, quello occidentale e quello sovietico. All’inizio, contava dodici Paesi: Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca, Portogallo, Islanda e Lussemburgo.

Il trattato che ne sancì la formazione venne firmato a Washington il 4 aprile 1949. Come stemma, i paesi fondatori scelsero una rosa dei venti con uno sfondo blu simboleggiante l’Oceano Atlantico, emblema dell’unione tra Europa e America. Alla nascita della Nato, il blocco sovietico rispose nel 1955 firmando il Patto di Varsavia, in funzione anti-occidentale.

 

Qual è lo scopo della Nato

Secondo una famosa dichiarazione attribuita al primo segretario generale della Nato, il britannico Hastings Lionel Ismay, lo scopo dell’organizzazione “è di tenere dentro gli americani, fuori i russi e sotto i tedeschi”. All’epoca della fondazione, Gran Bretagna, Francia e Italia volevano il supporto americano, mentre gli Stati Uniti ambivano ad avere una presenza militare in Europa e controllare i territori tedeschi, divisi tra Germania Ovest (sotto controllo alleato) e Germania Est (sotto controllo sovietico).

Oggi, il suo scopo dichiarato è assicurare la pace e scongiurare un conflitto nucleare. Per farlo, gli Stati membri cooperano politicamente, economicamente e militarmente, ospitando sul loro territorio le basi dell’alleanza. A livello geopolitico, l’organizzazione cerca di preservare la superiorità strategica degli Stati membri e limitare l’influenza globale dei suoi avversari, principalmente la Cina e la Russia.  

 

Quali sono i Paesi della Nato

Negli anni, molti Stati hanno chiesto di aderire all’alleanza. In particolare, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica avvenuta nel 1992, molte delle nazioni che ne facevano parte hanno chiesto di entrare nella Nato. Tra 1952 e 1982 aderiscono Grecia, Turchia, Germania e Spagna. Nel 1999, entrano Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Poi, nel 2004, c’è l’allargamento più grande, che ha visto l’adesione di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. Tra 2009 e 2020, poi, si uniscono anche Albania, Croazia, Montenegro e Macedonia del Nord.

L’ingresso nella Nato è volontario e subordinato all’approvazione degli Stati membri. Molti dei Paesi hanno chiesto l’adesione allo scopo di emanciparsi dall’ex blocco sovietico e allontanarsi dall’influenza della Russia, oltre che a favorire l’integrazione (anche militare) coi Paesi dell’Unione europea. Per alcuni, in particolare, l’alleanza è sinonimo di sicurezza. In Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, ad esempio, il timore nei confronti dell’espansionismo della Russia di Vladimir Putin è sentito da molto prima dell’invasione della Crimea del 2014.

 

Quanto è potente la Nato

La forza militare della Nato è enormemente superiore a quella dei suoi potenziali avversari geopolitici e le sue tecnologie belliche sono le più evolute del mondo. Complessivamente, i trenta Paesi della Nato spendono 1.100 miliardi di dollari per la difesa, mentre Cina, India e Russia messe insieme non arrivano a 390 miliardi. La maggior parte della spesa militare, nell’alleanza atlantica, è messa dagli Stati Uniti, che investono 778 miliardi all’anno.

Ma anche escludendo gli Stati Uniti, la spesa militare di Francia, Italia, Germania e Regno Unito supera di quasi tre volte quella della Russia. Secondo la maggior parte degli analisti, la deterrenza degli armamenti europei è sufficiente a garantire la sicurezza dei propri territori.

Ciononostante, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, l’Italia, insieme ad altri Paesi, ha dichiarato l’intenzione di aumentare i fondi per la difesa dall’1,6 al 2 per cento del prodotto interno lordo. In soldoni, il nostro Paese porterebbe la sua spesa militare dagli attuali 25 miliardi di euro a 38 (ovvero 104 milioni al giorno). Per dare un senso a questa cifra, 38 miliardi è circa la metà di quanto l’Italia spende per l’istruzione, un terzo di quanto spende per la sanità ed è pari a quanto guadagna dall’intera tassazione sulle abitazioni.

 

Svezia e Finlandia nella Nato

A metà maggio, Svezia e Finlandia hanno chiesto formalmente di aderire alla Nato. I due Paesi scandinavi hanno così abbandonato la politica di neutralità che avevano adottato fin dal 1948 nei confronti della Russia, allineandosi ai Paesi occidentali. Il motivo, dichiarato apertamente da entrambi i governi, è il timore nei confronti della politica d’espansione di Vladimir Putin.

I vertici del governo finlandese hanno detto che “il comportamento imprevedibile della Russia è un problema enorme. L'adesione alla Nato rafforzerebbe la sicurezza della Finlandia”. La prima ministra svedese ha dichiarato che “Siamo arrivati a una conclusione che è la migliore per la Svezia”.

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, ha risposto che le domande verranno accettate “senza intoppi e rapidamente”, anche se potrebbe volerci anche un anno. Dal Cremlino invece la reazione è stata molto dura e Putin ha promesso ripercussioni più o meno gravi in base alla “vicinanza delle infrastrutture dell’alleanza ai confini russi”.

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