Teheran - La risposta dell’Iran a quello che ha definito un “atto di terrorismo” di Israele, con il sabotaggio di domenica dell’impianto nucleare di Natanz, e’ la violazione piu’ significativa da parte di Teheran dell’accordo sul nucleare (il  Jcpoa) che si sta tentando di tenere in vita coi negoziati in corso a Vienna: l’aumento fino al 60% di purezza dell’uranio arricchito, un livello ben superiore ai limiti imposti dal Jcpoa (3,67%) e vicino ai livelli necessari per produrre armi atomiche (90%). 

Ad annunciare l’ulteriore escalation nel braccio di ferro in corso sul dossier iraniano e’ stato il vice ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, arrivato a Vienna in veste di capo delegazione per il nuovo round di colloqui della Commissione congiunta del Jcpoa, a cui partecipano oltre all’Iran gli altri firmatari dell’intesa - Francia, Regno Unito, Germania, Russia, Cina - piu’ la Ue, incaricata di monitorare l’applicazione dell’accordo. Per la prima volta dal ritiro nel 2018 di Donald Trump dal Jcpoa, anche gli Stati Uniti sono impegnati a Vienna in negoziati indiretti, volti a riportare sia Washington che Teheran al pieno rispetto dell’accordo: i primi con la revoca delle sanzioni e i secondi rientrando nei limiti del’arricchimento dell’uranio.

 Citato dai media iraniani, Araghchi ha annunciato di aver avvisato della decisione dell’Iran, in una lettera, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, i cui ispettori monitorano dal 2015 il programma nucleare della Repubblica islamica. L’arricchimento al 60% iniziera’ domani proprio nell’impianto sotterraneo di Natanz, dove inoltre verranno installate altre mille centrifughe con una capacita’ di arricchimento dell’uranio superiore al 50%.

 Le nuove centrifughe si aggiungeranno a quelle che verranno sostituite perche’ danneggiate durante il recente “sabotaggio” dell’impianto, condannato con forza dalla Russia, il cui ministro degli Esteri Serghei Lavrov si e’ recato oggi in visita a Teheran. Era prevedibile che dopo il “sabotaggio”, a cui Teheran aveva promesso una risposta, la posta in gioco si alzasse, tenendo anche conto che si e’ in piena fase negoziale e le parti stanno continuando a costruire la loro leverage. Senza contare il clima di campagna elettorale interno alla Repubblica islamica, in vista delle presidenziali di giugno.

 Come rispondere al presunto attacco israeliano e’ oggetto di forte dibattito interno: il governo del pragmatico presidente Hassan Rohani auspica di ottenere il rientro degli Usa e la revoca delle sanzioni di cui ha disperato bisogno l’economia del Paese; dall’altra parte, i falchi della teocrazia iraniana chiedono addirittura il ritiro dai colloqui di Vienna e una rappresaglia dura contro Israele e l’annuncio sull’arricchimento dell’uranio al 60% mostra proprio questa crescente pressione interna. Gli attori in campo in questo dossier non sono solo quelli riuniti in questi giorni a Vienna: oggi, secondo il sito Axios, sono previsti colloqui virtuali tra i responsabili della sicurezza nazionale americani ed israeliani che avranno al centro proprio l’Iran.

Ieri intanto la nave di proprietà israeliana ‘Hyperion’ è stata colpita da un missile che tuttavia avrebbe procurato danni minori. Lo riporta la tv Canale 12 che cita fonti della sicurezza israeliana. Ma non è escluso che l’attacco sia stato condotto con un drone. La nave in questione - che batte bandiera delle Bahamas ed è di proprietà di un uomo d’affari israeliano - è la gemella di ‘Helios Ray’, già colpita a fine febbraio scorso. L’attacco sarebbe stamane al largo delle coste tra al Fujaira e Khor Fakkan. Per ora non ci sono commenti ufficiali da parte di Israele. L’attacco è avvenuto nel clima di crescente tensione tra Israele e Iran dopo che Teheran ha attribuito allo Stato ebraico la responsabilità di un’esplosione nell’impianto nucleare di Natanz.