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8 giu 2022

Giappone, allarme "hikikomori". Cos'è e chi colpisce?

Gli inquietanti risultati di uno studio in un quartiere di Tokyo sulla sindrome dell'auto esclusione dal mondo

8 giu 2022
a.mor.
Cronaca
Con il termine hikikomori si definisce la sindrome che spinge i giovani ad isolarsi
Con il termine hikikomori si definisce la sindrome che spinge i giovani ad isolarsi
Con il termine hikikomori si definisce la sindrome che spinge i giovani ad isolarsi
Con il termine hikikomori si definisce la sindrome che spinge i giovani ad isolarsi

C'è un popolo di invisibili in Giappone che la pandemia da Covid-19 ora rischia di rendere ancora più numeroso. Il più grande sondaggio mai realizzato per definire le dimensioni del fenomeno "hikikomori" ha fornito in Giappone risultati davvero molto preoccupanti: un residente su 76 del quartiere Edogawa di Tokyo può essere classificato con questa etichetta. Secondo quanto riferisce oggi la televisione pubblica nipponica NHK, il sondaggio è stato condotto a fine marzo dal municipio di Edogawa, un pezzo della città che conta ben 700mila abitanti.

Cos'è l'hikikimori?

Con il termine hikikomori si tende a descrivere una particolare sindrome che colpisce giovani e giovanissimi. “Stare in disparte, isolarsi” è il significato della parola hikikomori, termine giapponese che deriva dal verbo hiku (tirare indietro) e komoru (ritirarsi) . Questo termine nasce per definire un fenomeno caratterizzato principalmente da ritiro sociale (social withdrawal) e una volontaria reclusione dal mondo esterno. Il disturbo, descritto e osservato primariamente in Oriente, ad oggi non è ancora una diagnosi ufficiale del DSM-5 anche se richiede l’intervento di uno psichiatra o altro specialista della salute mentale.

I sintomi

Talvolta questa condizione è accompagnata da altri sintomi correlati come bassa autostima, la delusione rispetto al proprio corpo, rispetto al proprio odore, la paura del contatto con le altre persone, compulsioni ossessive, fino ad arrivare alla paranoia. Spesso questi sintomi sono conseguenza stessa dell'auto-reclusione che porta a un senso d'impotenza rispetto alla capacità di vivere in maniera efficiente la propria vita. Secondo gli esperti, la pandemia Covid-19 ha amplificato il problema

Lo studio

Lo studio è stato condotto su 250mila cittadini d`età superiore a 15 anni è stato consegnato un questionario. Il risultato è stato che oltre 9mila sono stati inquadrati nella griglia dei reclusi volontari. Dal sondaggio si capisce che gli ultraquarantenni sono i più numerosi - non si tratta, quindi, di un fenomeno prevalentemente giovanile - e che le donne sono più degli uomini.  non ha incluso i ragazzi al di sotto dei 14 anni che non frequentano la scuola, perché la loro condizione è nota agli uffici e sono risultati essere 1.113 su 9.096 hikikomori individuati. Invece le fasce d`età più rappresentate sono i quarantenni (17,1 per cento) e i cinquantenni (16,6 per cento). Le donne rappresentano il 51,4 per cento, mentre i maschi il 48,3 per cento.  Fortemente preoccupante è anche la durata della condizione. Se coloro che permangono nello stato di hikikomori tra uno e tre anni sono il 28,7 per cento del totale, quelli che restano in quella condizione oltre i 10 anni sono il 25,7 per cento.  Il sondaggio ha chiesto anche agli hikikomori attualmente in questa condizione cosa chiedano per essere aiutati. E la risposta è preoccupante da parte di quasi un terzo di loro, hanno detto: "Non abbiamo bisogno di nulla, stiamo bene così". 

Allarme sociale

Finora si calcolava che in Giappone ci fossero diverse centinaia di migliaia le persone che possono definirsi "hikikomori". Moltissime hanno un'età tra i 40 e i 64 anni e danno vita a quello che viene definito il "problema sociale 80-50", dove 80 sta per gli anni che hanno i genitori che si prendono cura di loro, e 50 è l`età che stanno raggiungendo o hanno raggiunto gli "hikikomori" stessi.  Il ministero della Salute, Lavoro e Welfare giapponese definisce la hikikomori come "una condizione in cui una persona a cui non è stata diagnosticata una psicosi si ritira nella sua casa per più di sei mesi e non partecipa alla società andando a scuola e/o lavorando". L'autoreclusione di sei mesi è anche quella riconosciuta dal manuale diagnostico dell'Associazione psichiatrica 

 

 

 

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