Federico Leone durante le fasi di lavorazione in smart working
Federico Leone durante le fasi di lavorazione in smart working

Milano, 9 maggio 2020 -  “Quando c’era il coronavirus facevo…”. Intenerisce ascoltare i bambini che, allegri ma composti e consapevoli come si può essere soltanto da piccoli, raccontano cosa è stato per loro questo incredibile periodo di pandemia.

Eh sì, perché per la prima volta sono le voci dei bambini le protagoniste dello straordinario, divertente (e a tratti commovente) corto/documentario intitolato “C'era una volta il lockdown”. Quattordici minuti (ma dietro c’è un girato di 8 ore!) realizzato completamente in smart working da chi di piccoli se ne intende davvero parecchio. L’idea infatti è di Federico Leone, fotografo e regista di caratura internazionale, tanto che la sua vita si svolge abitualmente fra Milano e Londra e che si è occupato delle campagne bambino per brand noti fra cui H&M, D&G, Armani Kids, Moschino.

L'idea di Federico Leone è semplice, ma di grande effetto: il video è ambientato nel 2021 e racconta, attraverso una serie di interviste, il punto di vista dei bambini (fra i 7 e i 12 anni, provenienti da diverse città italiane e da Londra) su “quello che è stato” il periodo del lockdown.

Un modo nuovo per dare voce a una categoria poco ascoltata, senza drammi, ma con un'interpretazione fresca e a tratti emozionante, in cui la fantasia innata dei bambini racconta un passato che in realtà è il nostro presente. Un lavoro nel quale l’autore, abituato ad avere a che fare quotidianamente per lavoro con i bambini, a rispettarli e a conquistarne la fiducia prendendoli sempre sul serio, predilige una narrazione spontanea, grazie alla quale lascia che i bambini siano liberi di esprimersi e che facciano trasparire la loro vera natura.

Ironico e al tempo stesso toccante, il docu-film dimostra che i bambini hanno una coscienza fortissima di quello che sta succedendo, ma riescono a cogliere la parte più positiva e leggera della situazione.

I bambini sono in grado di vedere il lato positivo delle cose, raccontano tutto quello che hanno fatto (soprattutto cucinare!) e la bellezza dello stare in famiglia. Per loro non esiste la preoccupazione per l'economia, ma sono in grado di comprendere l’emergenza (che in alcuni casi hanno vissuto anche di persona). Divertente (e fa riflettere) anche la parte in cui si racconta della didattica on line: ne esce un quadro a tratti strano e disomogeneo, con scuole a volte poco attrezzate ma anche con scuole che hanno reagito senza perdere un attimo di tempo alla nuova situazione, con tutte le variabili del dover cambiare da una didattica frontale a una digitale. Alla fine, ne esce un grande messaggio di speranza. Che forse è l’insegnamento più prezioso che i bambini ci hanno regalato in questi giorni difficili.