Ezio Belleri degli Spedali Civili di Brescia (a sinistra) con l’assessore regionale alla Salute Mario Mantovani
Ezio Belleri degli Spedali Civili di Brescia (a sinistra) con l’assessore regionale alla Salute Mario Mantovani

Milano, 31 ottobre 2014 – La pagella del 2013 l’avevano ricevuta il 15 settembre, un mese e mezzo fa. Eppure quest’anno la Regione ha scelto di non rendere pubblici i punteggi assegnati ai direttori generali delle 45 aziende ospedaliere e Asl lombarde. Qualcuno era filtrato, per libera scelta degli interessati come Mauro Borelli, dg dell’Asl di Mantova, che ha immediatamente divulgato il suo 94,01 su 100. Che fosse alto in classifica s’intuiva, si scopre adesso che è quarto, parimerito con la dg dell’Asl di Bergamo Mara Azzi, che come lui avrà perciò diritto a un incentivo di 29.130,88 euro.

Si scopre, però, grazie al gruppo Pd del Pirellone, che ieri ha divulgato il quadro complessivo, ottenuto attraverso un accesso agli atti e dopo lungo pazientare. «Le valutazioni dovrebbero sempre essere rese pubbliche, come è stato fatto in passato - osserva la consigliera democratica Sara Valmaggi -. Questo impone la trasparenza, elemento essenziale di fiducia che deve essere garantito ai cittadini». Non è una valutazione del merito dei singoli dirigenti sanitari, ribattono dai piani alti di Palazzo Lombardia, perché si è basata soprattutto sulla loro capacità di tenere a posto i conti. Però anche i giudizi hanno un peso economico: servono a stabilire il bonus assegnato ai manager sanitari. Il voto in centesimi determina l’ammontare del premio, nel senso che corrisponde alla percentuale incassabile del massimo previsto, che è pari al 20% dello stipendio lordo. In Lombardia, quello di un direttore generale è di 154.937,04 euro, il che porta il montepremi a 30.987 euro.

E tutto intero non l’ha preso nessuno. Chi s’è avvicinato di più è Alberto Zoli dell’Areu, Azienda regionale emergenza-urgenza. Il dg del 118 è primo con 95,30 centesimi, e un distacco di più d’un punto dal numero due Carmelo Scarcella, dg dell’Asl di Brescia (94,26/100). La Leonessa lancia un’Opa sul podio piazzando al terzo posto Ezio Belleri, che timona gli Spedali Civili nelle acque tempestose della vicenda Stamina. I milanesi, invece, fanno blocco a fondo classifica: al 38esimo posto con 86,98 punti Enzo Brusini del San Paolo, al 39 esimo Germano Pellegata del San Carlo, al 40 esimo Giovanni Michiara del Fatebenefratelli, al 41 esimo Amedeo Tropiano del Gaetano Pini con un punteggio di 84,61. Il primo milanese di città s’incontra al 17 esimo posto ed è il direttore generale dell’Asl Walter Locatelli (voto 92,9); il primo ospedale, in posizione 31 ed è il Niguarda con Marco Trivelli (91,79), tallonato da Pasquale Cannatelli del Sacco (91,76). E, certo, peserà il fatto che far quadrare il bilancio di un ospedale metropolitano, a volte grande quanto un paese, è ben altro rispetto a tener basse le spese di un presidio di paese.

Per non parlare di altri effetti della mancanza di altri criteri di giudizio, oltre al risultato economico-sanitario: in classifica, seppur nelle ultime posizioni, figurano anche tre direttori generali indagati. La Regione ha dato loro ugualmente l’incentivo per il 2013, limitandosi a decurtare il voto (e di conseguenza i soldi) del 10%, su consiglio dell’ufficio legale, per scongiurare eventuali cause di lavoro. Lo stesso ragionamento in agosto aveva convinto Palazzo Lombardia a reintegrare uno dei tre, Luca Stucchi, al vertice del Carlo Poma di Mantova, dopo averlo sospeso per due mesi quando è stato rinviato a giudizio nell’inchiesta del teleospedale. Per il 2013 gli ha dato 81,95 su cento, e un bonus di 25.393,85 euro. Gli altri due manager, indagati nell’inchiesta Expo-appalti, sono ancora sospesi: Mauro Lovisari dell’Azienda ospedaliera di Lecco e Paolo Moroni dell’Azienda ospedaliera di Melegnano, ultimo in classifica con 81,52 punti. Questo non ha impedito loro di ricevere il bonus, di 25.542,58 euro per Lovisari e di 25.260,6 euro per Moroni. Con il “secchione” Zoli dell’Areu c’è una differenza di poco più di quattromiladuecento euro. «Nel merito è ovvio che questa classifica dimostra come sia necessario cambiare i criteri di valutazione e la modalità di nomina dei manager sanitari - commenta la consigliera Valmaggi -. Gli elementi che devono contare sono il merito e il rigore nella gestione di un patrimonio pubblico. Essenziale deve essere, inoltre l’attenzione non solo al budget di spesa ma all’efficacia delle prestazioni di cura».

giulia.bonezzi@ilgiorno.net