GIULIA BONEZZI
Politica

Lombardia, Bertolaso sui no vax: "Avrei fatto altre scelte. Tempi certi per gli esami"

Il neoassessore al Welfare: "Non condivido i reintegri ma vanno fatti. Con cautela". E torna all’attacco sulla pandemia: bene la commissione d’inchiesta. "A marzo 2020 la Lombardia in emergenza fu lasciata sola dal governo"

Milano - «Cosa penso delle ultime decisioni del governo in materia di Covid? Che avrei fatto scelte diverse, il presidente lo sa benissimo ma questa è la legge e va rispettata". Si presenta così, senza aspettare la domanda, Guido Bertolaso assessore al Welfare della Regione Lombardia, chiamato dal presidente Attilio Fontana a sostituire la dimissionaria Letizia Moratti. Presente lo stato maggiore di Forza Italia, con Fabrizio Sala rinominato vicepresidente (per un mese, è stato eletto alla Camera) e la coordinatrice regionale e capogruppo in Senato Licia Ronzulli, che chiarisce che quello è "un endorsement " e le parole di Bertolaso, da sempre "vicino al presidente Berlusconi", sugli antivaccinisti sono "musica per le mie orecchie".

Certo l’ex capo della Protezione civile, due volte consulente di Fontana durante la pandemia, liquida il reintegro anticipato dei sanitari no vax a "tempesta in un bicchier d’acqua", poiché riguarda "circa 700" tra dipendenti, convenzionati e contrattualizzati dalla sanità pubblica lombarda, di cui la quota "più importante sono amministrativi, i medici sono credo 19". Ma "i reintegri vanno adottati con cautela" e "controlli dal punto di vista medico e professionale. Non credo sia corretto destinarli a reparti in cui possono entrare a contatto con pazienti a rischio". Parla soprattutto dei suoi colleghi: "Un medico" contrario alle vaccinazioni "dice qualcosa contro natura", chiarisce Bertolaso rimarcando che "l’epidemia non è debellata" e che è stata "sbagliata la comunicazione" sull’antiCovid, ma confida che col freddo riprenderanno le iniezioni che negli ultimi giorni hanno avuto un tonfo. Il coordinamento della campagna vaccinale lombarda, "la più efficace in tutto il Paese" ricorda il presidente Fontana, è insieme all’ospedale in Fiera il biglietto da visita del neoassessore, che perimetra il proprio incarico fino alle elezioni e spera "di non dover lavorare" di nuovo "alle 4 di mattina: quando sono stato chiamato a febbraio 2021", tre settimane dopo Moratti, "le vaccinazioni stavano a zero".

A parte la stoccata alla predecessora, Bertolaso riavvolge il nastro a prima del loro ingaggio per risollevare l’immagine della Regione, e fa sapere d’apprezzare del premier Meloni l’intenzione di fare una commissione d’inchiesta: "Quel che è successo in Lombardia a marzo 2020 non deve essere dimenticato. Ho visto i medici e gli infermieri della miglior sanità d’Italia lavorare senza mascherine; persone morire senza ossigeno in pronto soccorso. Quando c’è un’emergenza nazionale è il governo che deve" intervenire, "e quel governo a parte chiudere l’Italia non ha fatto nulla. Quando ero io il capo della Protezione civile l’ossigeno venivano a chiederlo a me. Questa regione è stata lasciata sola, non si è visto nessuno. Le emergenze non si risolvono con le videoconferenze".

Compito numero uno di Bertolaso assessore, spiega Fontana, sarà affrontare le liste d’attesa sulle quali la convitata di pietra (il governatore non nomina Moratti se non come "ex assessore") ha sferrato dalle colonne di Repubblica il primo attacco da avversaria, spiegando che quand’è arrivata in Regione del problema non c’era neanche "una mappatura". Parole che "mi stupiscono e mi amareggiano, non rispettose della verità. Evidentemente cambiando posizionamento cambia anche la percezione", ribatte Fontana assicurando che "la situazione era conosciuta e affrontata già dal 2019". Cita la sperimentazione "da 25 milioni" delle Ats di Milano e Brescia, "volevamo estenderla a tutta la regione, poi è arrivato il Covid. Il piano è ripartito nel 2021, ho chiesto all’ex assessore particolare attenzione; quest’anno ho messo a disposizione cento milioni". Bertolaso sottolinea che "le liste d’attesa non sono solo in Lombardia" e qui "è una questione soprattutto organizzativa, a fine mese potremo dare garanzie ai cittadini" di appuntamenti con "tempistiche precise, grazie all’aiuto della Direzione" Welfare. Dove Giovanni Pavesi e la sua squadra di manager veneti voluti da Moratti non sono in discussione, "al massimo ci saranno integrazioni". E il Pnrr, la medicina territoriale? "Darò il massimo contributo per svilupparla. Ci vuole la collaborazione dei medici di base, il loro impegno 24 ore su 24. Come i vecchi medici condotti".