Borsa, la sala di Palazzo Mezzanotte in una rievocazione
Borsa, la sala di Palazzo Mezzanotte in una rievocazione

Milano, 16 novembre 2016 - Alzare il braccio, sventolare la mano destra verso l’esterno. O viceversa, sventolarla verso l’interno. Sollevare un pugno, fare le corna, mimare le spire di un SU LA MANO Un mix di modernità e tradizione: braccio in alto come una volta e i computer simbolo del mercato online attualeserpente o la guida di un’automobile. Lanciare in aria tre dita o quattro, abbassare il pollice, come usavano gli imperatori romani per condannare i gladiatori perdenti. Doveva essere uno spettacolo pittoresco la sala della grida della Borsa di Milano, il parterre di Palazzo Mezzanotte dove fino al 1994 i titoli azionari si compravano a suon di urla. La mano che sventola all’esterno: vendo. Verso la testa: compro. Indice e medio allineati che corrono lungo il collo, come fosse una decapitazione: esco, vendo tutto. Il serpente, ossia il biscione: Mediaset. La macchina? Fiat. Il pollice verso? Il petrolio. E via andare.

Oggi di gesto ne basta uno. Un clic sul mouse. Da 22 anni il mercato è telematico, chi scambia azioni e titoli lo fa davanti allo schermo di un computer. Non si parla, non si urla, non si gesticola come forsennati. Occhi sullo schermo, mano sul mouse e una semplice coordinazione vista-mano. Ieri, per un giorno, Palazzo Mezzanotte è risuonato delle urla del passato. Grida attenuate, voci più basse. In sala gli operatori di oggi, cento trader davanti ai loro computer che dalle 8.30 alle 15 hanno sperimentato una giornata di Borsa come ai vecchi tempi. Mentre acquistavano online, simulavano con gesti e grida le compravendite di vent’anni fa. Un’idea di Webank, gruppo Banca popolare di Milano, ed editrice Le fonti (specializzata in finanza).

SU LA MANO Un mix di modernità e tradizione: braccio in alto come una volta e i computer simbolo del mercato online attuale«Abbiamo portato qui 100 trader per una giornata di formazione - spiega Davide Ferretti, responsabile investment and trading di Webank -. Abbiamo posto l’accento su temi come la condivisione, visto che il trader online non ha grandi occasioni per confrontarsi direttamente con i colleghi, e per generare una continuità con il passato». Tito Rainis era operatore di Borsa negli anni in cui si gridava. Ma non rimpiange i tempi del linguaggio dei segni. «Con il nostro lavoro abbiamo portato a Milano il progresso, creando un mercato moderno, efficiente e liquido», spiega l’ex operatore. «Vendi, guadagni, pentiti», il motto che ricorda Rainis: «Perché il trading è speculazione, non ti innamori del titolo. È affascinante ma allo stesso tempo asettico». Quando ha suonato la campanella, Rainis ha sentito distintamente il cambio di tempi. «Una volta la sala esplodeva, si gridava per farsi sentire - ricorda -. Qui è calato all’improvviso il silenzio». Per gli operatori di oggi è stato straniante ritrovarsi a parlare ad alta voce, accompagnando l’operazione con un gesto. Ilaria Anzilotti ha 24 anni, è fresca di laurea triennale in Economia e prima di rimettersi sui libri, ha deciso di misurarsi per un anno con il lavoro di papà: il trading.

In Borsa è l’unica donna alla tastiera. «In università questo mondo non è spiegato - racconta -. Ho iniziato da 5-6 mesi, ho fatto corsi e ora sto andando da sola. È un lavoro che richiede disciplina. Inizialmente può essere utile anche avere un secondo lavoro, per il mese che si va in perdita. È un’esperienza particolare questa in Borsa, è interessante anche osservare le mosse degli altri». «Sicuramente il mercato rischia di essere più complicato con l’ingresso dei robot - osserva Ferretti -. Da noi è solo un rischio, in altri Paesi è realtà. In Europa infatti si sta ragionando di elaborare un quadro regolatorio che ponga alcuni limiti. La macchina esegue un algoritmo, non ha discrezionalità, e in alcune fasi questo può essere un vantaggio.
Ma in altri casi non è così».