Maddalena Morielli
Maddalena Morielli

Milano, 17 febbraio 2021 - Maddalena è più semplice. Se i destini delle persone sono semplificati dai loro nomi, la figlia dell’avvocato Marco Morielli e dell’ex ministro Giovanna Melandri per pubblicare il suo primo singolo «Anxiety is a modern cliché» ha preferito prendersela leggera. «I miei sono entusiasti e fiduciosi, anche se questa mia dimensione finora gliel’ho tenuta abbastanza nascosta» spiega Maddalena, 22 anni e un esame di antropologia proprio oggi lungo la strada che la sta portando alla laurea in filosofia. Storia singolare, quella della compositrice romana. Racconta infatti che, come l’Elias de «Le voci del mondo» di Schneider, all’inizio non sapeva tenere in mano uno strumento o leggere le note, ma aveva già tutta la sua musica in testa. Poi ci hanno pensato gli studi al Saint Louis di Roma, al Cet di Mogol, al Berklee College of Music di New York, ed ora all’Officina Pasolini di Tosca, a darle una prospettiva. Quella vibrazione dei tempi che è «Anxiety is a modern cliché» l’ha registrato in Friuli con la produzione di Andrea Rigonat, marito di Elisa.

Dice di fare la pendolare tra Roma e Milano, perché?

«Perché il mondo della musica orbita in questa città dall’energia contagiosa in cui ho pure gli affetti. Così ho imparato a trasformare il viaggio in Frecciarossa nel momento in cui scrivo, compongo»

Scendendo spesso alla Stazione Centrale un po’ diversa da come era partita. Cosa c’è nel futuro della sua musica?

«Ho pensato di raccontare me stessa a piccole dosi. Ad episodi. E "Anxiety" è il primo. Più che pensare ad un album, ho intenzione di continuare su questa strada rafforzando lo scambio che ho con questa città. Al contrario di quel che accade solitamente, infatti, Roma per me è lo studio, la produttività, mentre Milano l’evasione. Ho una creatività che nasce dal movimento e il mio centro di gravità ormai è il Frecciarossa».

Quando ha capito che la sua vita era la musica?

«Dopo il liceo ho vissuto per qualche tempo a Londra, ma sono fuggita perché non era quello il mio posto. Nella bolla artistico-paesaggistica del Cet, in Umbria, ho riordinato un po’ le idee e mi sono resa conto di cosa volessi fare veramente».

Quali sono le sue frequentazioni musicale?

«Sono cresciuta a pane e cantautorato. Ho nel cuore l’avanguardia di Battiato, ma anche Bob Dylan che ascolto fin da piccola. Anche se la vera ispirazione giovanile è stata Lana Del Rey, oggi guardo all’originalità sincera di Billie Eilish o a quella di Asaf Avidan. L’ultima folgiorazione è l’argentina Nathy Peluso che col suo rap dalle tinte latine gravita su orbite lontane dalle mie, ma la trovo una scoperta molto interessante».

Un desiderata?

«Mi piacerebbe lavorare sulla musica da film, perché il cinema è la mia seconda grande passione».

In quest’ottica qual è il regista sognato?

«Paolo Sorrentino… ma se mi chiama Özpetek non mi tiro certo indietro» 

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