Giorgio Fontana con Danilo Deninotti e Lucio Ruvidotti sono stati a Nairobi  con i volontari della ong Rainbow for Africa Da lì è nata la graphic novel  che racconta il viaggio in un vero e proprio inferno
Giorgio Fontana con Danilo Deninotti e Lucio Ruvidotti sono stati a Nairobi con i volontari della ong Rainbow for Africa Da lì è nata la graphic novel che racconta il viaggio in un vero e proprio inferno

Milano, 7 febbraio 2019 - A Deep Sea l’acqua è scarsa. Per averla occorre comunque stipulare un contratto d’affitto. Così accade che alcuni abitanti stacchino le tubature statali e aprano punti di distribuzione artigianali e illegali. Ad acquistare quell’acqua, raccolta in taniche gialle, non sono però solo altri abitanti: ne approfittano anche hotel della vicina zona turistica.

In sostanza, i ricchi sfruttano i poveri per avere a prezzo più basso l’acqua pubblica rubata. Deep Sea è uno “slum” di Nairobi, la capitale del Kenia. Una “bidonville” dove vivono, anzi, sopravvivono, masse di “ultimi della terra”, sbarcati in una città che nel 1963 contava 350 mila abitanti e oggi ha toccato i 4 milioni alla ricerca di lavoro, soldi, di una vita migliore. Ma da uno slum è quasi impossibile fuggire: un limbo sociale e politico, in cui le persone vengono usate come capri espiatori o materiale da propaganda. O sgombrati per mostrare il pugno duro. Già, anche in Kenia c’è chi ama le ruspe...

Deep Sea è ora divenuto protagonista di “Lamiere”, una “graphic novel” che racconta il viaggio in un inferno al di sotto della dignità umana. Edito da Feltrinelli, da oggi in libreria, il volume porta le firme di Giorgio Fontana, già vincitore del Premio Campiello 2014 e oggi impegnato nella stesura di un lungo romanzo storico sul ‘900, Danilo Deninotti e Lucio Ruvidotti.

Giorgio Fontana, la tua parte in “Lamiere”?

«Sceneggiatore insieme a Danilo. Poi Lucio si è incaricato dei disegni, chine e soprattutto colori».

Quanto è durata l’indagine sul posto?

«Siamo partiti per Nairobi il 9 marzo 2018. E abbiamo trascorso una decina di giorni a stretto contatto con quattro volontari della ong Rainbow for Africa, ospiti di un convento francescano in cui opera il frate Ettore Marangi».

Le impressioni a caldo?

«Molte e diverse. Uno shock. La miseria estrema, prima di tutto. Ma anche la complessità della vita nello slum. E le forme di resistenza sociale».

La vostra prima esperienza di “graphic novel” politica?

«Così strutturata, sì. Prima avevamo pubblicato su ‘Pagina 99’ piccoli lavori a fumetti, sui senzatetto o sulle case occupate a Milano».,

Difficoltà a pubblicare un lavoro così duro e difficile?

«Nessuna. Abbiamo presentato il progetto a Feltrinelli nel 2017. E lo accolsero con molto entusiasmo».

Il messaggio più profondo di “Lamiere”? Denuncia della miseria, solidarietà, resistenza?

«Tutte e tre. Ma anche la possibilità di riflettere sul nostro stesso lavoro: l’importanza di raccontare ma insieme i suoi limiti».

Un tuo giudizio sul clima politico attuale in Italia?

«Molto brutto. Un razzismo ormai aperto, oltretutto usato a fini di propaganda ufficiale. E il dilettantismo nel proporre soluzioni ai problemi».