La polizia nello stabile di via Trilussa 12 in cui abitavano vittima e omicida
La polizia nello stabile di via Trilussa 12 in cui abitavano vittima e omicida

Milano, 2 luglio 2020 - «Non è giusto, non è giusto» . La frase è ripetuta come un mantra nel cortile di via Trilussa 12, il condominio che martedì notte è stato teatro di un omicidio. Morto il pensionato Giuseppe Alfredo Villa, di 68 anni, ucciso a coltellate dal vicino del piano di sotto, Tommaso Libero Riva, di 46. "La frase l’abbiamo sentita dire alla signora Franca, sua moglie. Ed è l’unico commento che ora anche noi ci sentiamo di dire, ancora scossi dopo quello che è successo: è un’ingiustizia", sottolineano alcuni abitanti della scala C che hanno ancora negli occhi tutto il sangue che martedì mattina riempiva il pianerottolo del terzo piano. Franca era in casa quando il marito è stato attaccato sull’uscio e colpito con un coltello da cucina, con un fendente che gli ha squarciato il braccio sinistro, facendogli perdere circa tre litri di sangue. Accorsa, ha potuto solo sentire le sue ultime parole: "Franca, me ne sto andando". Il sessantottenne è morto in ospedale, al Niguarda, dove è arrivato in arresto cardiaco. E ieri, il giorno dopo l’omicidio, in via Trilussa non si parlava d’altro: "Chiunque venga a trovarci, per qualsiasi motivo, ci chiede dell’accaduto – racconta Piero Brambilla, 85 anni, residente –. Noi noi sappiamo che dire, se non ripetere che da tempo la situazione era difficile e che gli screzi erano continui, perché Tommaso Riva, che io conosco fin da quando è nato, creava problemi". Transessuale con precedenti per reati contro il patrimonio e atti osceni, aveva accumulato debiti per decine di migliaia di euro con il condominio, "riceveva persone a casa, di notte, e faceva uso di droghe", ripetono i vicini.

Due notti fa , il signor Villa si era con tutta probabilità lamentato per il rumore, battendo sul pavimento (abitava esattamente sopra l’appartamento di Riva) e scatenando la furia dell’uomo, che è salito armato di coltello da cucina e lo ha colpito non appena gli ha aperto la porta. "Ormai non facevamo più caso alle intemperanze di Riva – continua Brambilla – che di giorno era gentile e servizievole mentre di notte si scatenava. Spesso se la prendeva con gli altri condòmini perché a suo dire “gli stavano rubando la casa“, essendo in corso un contenzioso per il mancato pagamento delle spese condominiali. Arrivava spesso fuori di sé, di notte, in preda a qualche sostanza, e buttava giù a pedate i vetri del portone perché non trovava le chiavi". Martedì pomeriggio, dopo il suo arresto, il portone è stato riparato definitivamente. Oggi l’assassino verrà interrogato dal giudice.