Un controllo della polizia
Un controllo della polizia

Milano, 16 gennaio 2018 -  «Vogliamo darle un’occasione ma cerchi di non farlo più: se reitererà il reato non troverà un giudice così clemente». È il monito che il giudice per le direttissime di Milano ha rivolto in aula a un richiedente asilo di 22 anni che, sorpreso con mezzo chilo di hascisc al parco Sempione, non andrà in cella. Il magistrato lo ha “graziato”, disponendo l’obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria invece della custodia cautelare in carcere.

Sabato il giovane è incappato in un controllo antispaccio in una zona del parco vicino al campo da basket, che da tempo si è trasformata in un supermercato della droga. I pusher spesso nascondono i panetti nei cespugli, circolano con poche dosi in tasca con l’obiettivo di limitare i danni in caso di arresto. Il 22enne, originario della Guinea Bissau, era però in possesso di una quantità non proprio esigua: mezzo chilo di “fumo”. Le forze dell’ordine lo hanno quindi arrestato in flagranza e portato in camera di sicurezza, in attesa della direttissima che è stata celebrata ieri.

Un’udienza che per il giovane si è conclusa nel migliore dei modi. Il magistrato, infatti, pur convalidando l’arresto ha disposto la misura dell’obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria. Dovrà presentarsi, ogni settimana, al commissariato di polizia Sempione. Il guineano, incensurato, attenderà a piede libero il processo. Sbarcato nei mesi scorsi a Lampedusa, il ragazzo ha vissuto per un periodo in un centro di accoglienza per migranti a Roma. La sua richiesta di asilo è stata respinta dalla commissione competente. Ha presentato ricorso, seguendo un iter comune a tanti migranti, ma ha perso il diritto a rimanere nel centro d’accoglienza. Ha deciso così di spostarsi a Milano, senza fissa dimora, vivendo di espedienti. Ieri il 22enne ha spiegato al giudice di non essere uno spacciatore, ma di essere stato assoldato solo per trasportare la droga.

«Dovevo solo consegnare il “pacchetto” a un’altra persona», ha sostenuto. Il vice procuratore onorario che rappresentava la pubblica accusa ha chiesto la convalida dell’arresto e la misura della custodia cautelare in carcere, in attesa del processo. Mentre il difensore del richiedente asilo, l’avvocato Antonio Nebuloni, ha proposto una misura «meno afflittiva», appellandosi anche alla vicenda personale del ragazzo, proveniente da un Paese che «è stato sconvolto dalla guerra civile». E ha chiesto di dare fiducia al giovane perché «sicuramente non uscirà dal carcere una persona migliore rispetto a quella che è entrata». Una tesi accolta dal giudice, che ha invitato il 22enne a “rigare dritto”. Ha giocato a suo favore anche un altro fattore: è incensurato e non ha mai avuto problemi con la giustizia.