
Il progetto di restyling del chiostro
Non si ferma la polemica sul restyling del Museo Diocesano contestato da oltre cento esponenti della cultura e cittadini, al quale si è aggiunta ieri l’artista Grazia Varisco. Dopo l’istanza di autotutela presentata dal gruppo di intellettuali e la risposta della Diocesi, è arrivata ieri la controreplica degli architetti che contestano il progetto di sistemazione dei chiostri del museo. "L’Arcidiocesi di Milano - dice in una nota il gruppo di professionisti - conferma che l’Opera Diocesana ha affidato il progetto per il Museo Diocesano allo studio Zucchi, apprendiamo mediante gara tra tre candidati di fama e prestigio internazionale (non ne indica i nomi), prescindendo dagli esiti del concorso organizzato dal Comune di Milano con Paolo Biscottini (allora direttore del Museo Diocesano) nel 2007, a favore dell’Arcidiocesi. Quindi escludendo Llinàs Carmona vincitore del concorso.
La nota precisa che l’attività dello studio Zucchi - ovvero al momento la richiesta 06.08.2024 di parere preliminare alla competente Soprintendenza - è a carico dell’Opera Diocesana, cosa mai messa in dubbio nell’istanza di autotutela. C’è di più. Il finanziamento pubblico per il Museo è del 2022: appare implicito che l’affidamento privatistico sia in contrasto anche con il divieto di frazionamento degli incarichi per i servizi di ingegneria e architettura previsto dal Codice e ribadito dall’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione). Cosa grave non è tanto l’incarico privatistico, quanto la funzione di controllo sull’operato del vincitore della gara in corso con istituzione di ufficio di approvazione illegittimo, previsioni del tutto irrituali e non previste dal codice, che pregiudicano la libera partecipazione alla gara, l’attività della commissione e l’autonomia professionale del vincitore".
"La nota dell’Arcidiocesi arrivata venerdì - conclude l’architetto Lorenzo Degli Esposti, primo firmatario del documento di autotutela - non chiarisce tutte queste criticità e anzi avvalora i presupposti e i contenuti dell’istanza di autotutela presentata, in linea con i principi di concorrenza, imparzialità e non discriminazione previsti dal codice dei contratti e che devono governare ogni vera e sana competizione, in ogni caso se sono coinvolti beni e finanziamenti pubblici".