Phoenix
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Milano, 19 marzo 2018 - E' un'Italia «made in France» quella che i Phoenix raccontano stasera al popolo del Fabrique, sfogliando l’edonismo sfacciatamente retrò dell’ultimo album “Ti amo”, tributo alla Dolce Vita fatto di spaghetti, ciclomotori, e baci sul lungomare di Fregene, come ricordano i video-nostalgia che hanno accompagnato la scorsa estate il ritorno sulle scene della band dopo venticinque anni di carriera, sei album, e un Grammy. Ed è proprio in questa idealizzazione di un paese (e di una felicità) che non c’è più a srotolare il filo dello show con cui Thomas Mars, Laurent Brancowitz, Christian Mazzalai, Deck D’Arcy e Thomas Hedlund tornano a Milano. «Una forte influenza italiana sulla nostra musica c’è sempre stata, anche se abbiamo deciso di portarla allo scoperto solo in quest’ultimo album», ammette il cantante Thomas Mars, all’anagrafe Thomas Pablo Croquet.

«La nostra è un’Italia idealizzata, così nella composizione dei video non abbiamo voluto essere necessariamente didascalici, mostrare il paese reale, ma lasciare libera la fantasia e tirare fuori quel che il paese ci muove dentro; una visione distorta, un dipinto cubista contrapposto al realismo della fotografia». Se i fratelli Laurent Brancowitz, Christian Mazzalai sono per metà trentini, Mars i legami con l’Italia se li è cercati sposando sette anni fa la regista Sofia Coppola, figlia di Francis Ford, in quel di Bernalda, Matera, da cui partì il patriarca Agostino per emigrare in America. Pure le musiche de “L’inganno (The beguiled)”, ultimo lungometraggio di Sofia, sono firmate Phoenix, mentre il fratello Roman Coppola ha diretto diverse clip della band di Versailles. Il singolo “Ti amo”, impreziosito da un video girato nella cornice settecentesca del Teatro Bibiena di Mantova, cita «Battiato and Lucio» (Battisti), «Champagne e Prosecco» con frasi illuminanti come «non dirmi di no… ti mostrerò come vincere il mio festival di Sanremo». «Una sera mi sono ritrovato a fare il dj durante una festa di compleanno in un ristorante della Napa Valley, California, e quando ho messo una canzone di Battisti, “Il salame”, un cameriere italiano è uscito in lacrime dalla cucina chiedendo: cosa sta succedendo?», ricorda il frontman. «È stato quello il momento in cui mi sono reso conto della forza delle vostre canzoni; non credo, infatti, che un francese avrebbe avuto la stessa reazione all’ascolto di un pezzo di Serge Gainsbourg».

Il video di un altro brano dell’album, “Goodbye soleil”, i Phoenix l’hanno invece realizzato tra Cattolica e Rimini. «Diverse canzoni di quest’ultimo disco le abbiamo scritte nelle settimane successive alla strage del Bataclan e probabilmente l’anima esuberante del progetto è figlia proprio del desiderio di reagire a quei fatti», ammette Mars-Croquet. «Quando i tempi si fanno oscuri una band come la nostra cerca la luce e non tanto per fuggire altrove o chiudere gli occhi davanti alle storture del quotidiano, quanto per reagire tornando alla natura nello spirito più rousseauiano del termine. Nonostante momenti di rabbia e di lutto come certi che la vita ci mette davanti, la magia del mondo si rinnova ogni volta che inizia la musica».