Donna salvata da una lettera ai carabinieri
Donna salvata da una lettera ai carabinieri

Milano, 3 marzo 2018 - «Faccia presto, la scongiuro: blocchi l’ennesimo femminicidio». La disperata richiesta d’aiuto arriva alla dodicesima riga di una lettera che comincia così: «Io sono un conoscente di Maria (nome di fantasia, ndr), le chiedo una mano per aiutarla prima che sia troppo tardi». Destinatario: il maresciallo Antonio Falivene, comandante della stazione dei carabinieri Vigentino. È la missiva, anonima, che probabilmente ha salvato la vita di una 44enne perseguitata dal suo ex compagno. La storia inizia lo scorso 10 novembre. Siamo al Corvetto, estrema periferia di Milano. I militari intervengono alle 16.45 per una lite tra ex conviventi. La donna decide finalmente di rompere il muro di silenzio e di raccontare tutto. Racconta dei 23 anni insieme ad A.T., pluripregiudicato 44enne, e dei tre figli che hanno avuto insieme. Racconta dell’abbandono da parte dell’uomo, «che si era stancato della nostra relazione». Racconta dei soprusi: «Mi ha sempre proibito di lavorare per conto mio e di svolgere una vita sociale normale».

E racconta pure che, nonostante sia stato lui a lasciarla, continua a tormentarla perché non sopporta che lei si sia rifatta una vita con un altro. Un inferno: «Mi minaccia di morte in continuazione, sussurrandomelo nell’orecchio per non farsi sentire dai figli». Dagli ulteriori approfondimenti, i carabinieri scoprono che ci sono stati altri interventi per aggressioni a quel civico, ma che poi Maria non ha mai formalizzato le accuse in una querela. Quella sera, scatta l’arresto in flagranza per maltrattamenti in famiglia. Ad A.T., dopo la scarcerazione, viene affibbiato il divieto di avvicinamento all’ex casa familiare. Le prescrizioni: non comunicare in alcun modo con la donna e non farsi vedere né da lei né dalle persone che la frequentano. Paletti che il 44enne aggirerà sistematicamente. Maria non dice nulla, per paura di ritorsioni, e ogni volta che i carabinieri la contattano per assicurarsi che la situazione sia tranquilla lei replica serena: «Tutto bene». Invece non è così: l’uomo è sempre lì, come un fantasma che ritorna eternamente dal passato. A metà febbraio, arriva quella lettera accorata: «La prego, le salvi la vita: a giorni ha promesso che la ammazzerà, pensi che ieri ha inciso con un coltello delle croci sulla porta di casa».

Il maresciallo Falivene e la sua squadra di investigatori verificano immediatamente il contenuto della missiva. E scoprono che è tutto vero. Dopo aver più volte provato a chiamare Maria al telefono, i militari si recano a casa sua e proprio in quel momento vedono A.T. uscire dallo stabile. Per la seconda volta, la 44enne vince la paura e si sfoga con i carabinieri. Da lì parte la richiesta di aggravamento della misura punitiva, accordata nelle scorse ore dal giudice: A.T. è finito ai domiciliari.