L'esposizione Universale di Rho
L'esposizione Universale di Rho

Milano, 26 maggio 2015 - Una lista di trentamila nomi. Corrispondono ad altrettanti lavoratori che hanno un pass per accedere al sito di Expo. Tra lo staff dei padiglioni, delle pulizie e della sorveglianza, hostess, commesse, cuochi, camerieri e gli uomini dell’organizzazione, è questo l’ordine di grandezza delle forze impiegate per far funzionare l’Esposizione universale. Il numero è la somma delle iscrizioni alla piattaforma accrediti e indica che, durante i sei mesi, fino a 30mila persone potranno varcare i cancelli del sito per lavorare all’interno. Di queste, settemila hanno firmato contratti non italiani: quattromila con le regole di altri paesi europei e tremila con quelli extra-Ue. Si tratta di assunzioni su cui Cgil, Cisl e Uil hanno acceso un riflettore, chiedendo al commissario generale, Bruno Pasquino, un aiuto nel raccogliere le informazioni dalle nazioni ospiti. L’altra zona grigia sono i contratti a progetto: il Jobs act li ha aboliti, ma sulla piattaforma accrediti se ne contano duemila.

Il terzo nodo, infine, riguarda quei lavoratori a cui la Questura ha negato o ritirato il pass per «motivi di sicurezza». La Cgil sta raccogliendo le denunce. Francesco, nome di fantasia, era stato assunto il 9 aprile da Coop Lombardia per lavorare per tre mesi al reparto forneria del supermercato del futuro. Il 30 aprile, dopo tre settimane di addestramento, viene convocato in sede. «Si sapeva che negli ultimi giorni avrebbero distribuito i pass», racconta. Ma dopo ore di anticamera, «uno dei responsabili delle risorse umane mi dice che il rapporto di lavoro si interrompe e spiega che la Questura ha negato il pass». «Frequento i centri sociali e ho partecipato ai movimenti studenteschi all’università. Ma non ho carichi pendenti e il mio casellario giudiziario è immacolato – spiega –. Ho anche richiesto in tribunale un modulo per sapere se ci sono indagini in corso». Nel frattempo si è rivolto agli avvocati di San Precario per impugnare il licenziamento. Coop Lombardia, che ha assunto 800 persone per l’evento, spiega che «la Questura ha negato l’autorizzazione senza spiegare le ragioni» e, rispetto al licenziamento, che «il contratto era finalizzato esclusivamente a Expo».

Tuttavia, il cartellino rosso ha espulso i dipendenti di varie società. Una ragazza ha anche lavorato qualche giorno dentro il sito prima di essere bloccata. Quali sono i criteri per la decisione? La Questura spiega che «dato che Expo è un obiettivo sensibile, viene emesso un parere legato a questioni di ordine e sicurezza pubblica. Consideriamo solo i casi più gravi, non i precedenti troppo indietro nel tempo e i piccoli reati». I confini del fenomeno non sono stati tracciati. «Pochi casi», risponde la Questura. «Chiediamo a Questura e Prefettura di Milano di essere informati su procedure, normative e prassi adottate – scandisce l’assessore comunale al Lavoro, Cristina Tajani, ai microfoni di Radio Popolare –. Speriamo di dover escludere una violazione dell’articolo 8 dello Statuto dei lavoratori».

luca.zorloni@ilgiorno.net

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