Cologno Monzese (Milano), 7 agosto 2018 - Due fratelli di 41 e 45 anni, pregiudicati, sono stati arrestati dai carabinieri in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Monza perchè accusati di accusati di una lunga serie di estorsioni, intimidazioni, violenze e atti persecutori esercitati, a vario titolo, contro i titolari di due bar nei pressi della loro abitazione, del direttore di una piscina e delle anziane vicine di casa, oltre che su alcuni operai edili. Il provvedimento è stato disposto dal gip Federica Centonze su richiesta del pm Rosario Ferracane della procura di Monza, che ha coordinato le indagini svolte dai militari della Tenenza di Cologno Monzese.

Il 40enne G. T. e suo fratello maggiore M. di 45 anni sono accusati di poco meno di 25 episodi, commessi quasi tutti in concorso, dall'estate 2017 fino al giugno scorso in quella che il gip definisce "un'allarmante e gravissima escalation". Le indagini sono scattate in seguito all'incendio doloso della saracinesca di uno dei due bar di Cologno oggetto delle loro angherie, compiuto il 10 dicembre 2016. Rogo di cui deve rispondere il 40enne che poche ore prima aveva minacciato la titolare dicendole "da domani non lavori più". Dalle indagini è emerso come i due fratelli si consideravano i padroni di fatto dei due locali dove erano soliti passare le loro giornate consumando ciò e quanto gli pareva senza pagare, e minacciando pesantemente o aggredendo gli esercenti (entrambi di origine cinese) che provavano a ribellarsi e alcuni clienti che in avevano provato a difenderli. Violenze quotidiane (spesso riprese dalle telecamere di sicurezza dei due locali) che i fratelli avrebbero commesso anche davanti ai loro figli piccoli che sarebbero stati anche esortati a seguire l'esempio dei loro padri qualora qualcuno gli avesse detto qualcosa.

G.T. è anche ritenuto l'autore di reiterate minacce e aggressioni nei confronti del direttore e dei dipendenti di una piscina comunale di Cologno, dove l'uomo sarebbe entrato a più riprese (anche in compagnia di familiari e amici) senza pagare l'ingresso (o limitandosi a corrispondere una cifra risibile), il noleggio di ombrelloni e lettini, e le consumazioni. Il 40enne avrebbe detto al direttore "se non vuoi avere problemi devi fare quello che ti dico io, ovvero farmi entrare e non darmi fastidio", altrimenti urla, insulti e botte. Un clima di terrore e intimidazione, con violenze, umiliazioni, "inarrestabili soprusi, vessazioni di ogni tipo e prevaricazioni", che i due fratelli avrebbero imposto anche nella casa di corte di Cologno dove di fatto abitavano in casa della madre. Qui le loro vittime sarebbero state sette anziane vicine, quasi tutte vedove e sole, che, sempre secondo l'accusa, sarebbero state oggetto di quotidiani insulti e minacce, talvolta degenerate in aggressioni e violenze.

Ad esempio, dopo un diverbio con una signora di 83 anni, M. l'avrebbe prima colpita con uno schiaffo e poi le avrebbe allagato la casa con una pompa d'acqua. Massimiliano è ritenuto colpevole anche del furto di un orologio e di alcuni gioielli nell'abitazione di una vicina di casa di 77 anni, che lo avrebbe visto ma non lo avrebbe denunciato per paura di ritorsioni. "Qui noi siamo i padroni, qui si fa come diciamo noi" sarebbero stati soliti ripetere i due fratelli, che avrebbero esteso i loro insulti, le loro intimidazioni e le loro violenze anche nei confronti dei familiari di alcune delle anziane vittime che avevano tentato di reagire. Nel giugno scorso, probabilmente per dare sfoggio del loro potere, gli arrestati, dopo avergli ordinato di andarsene, avrebbero anche minacciato e malmenato due operai che, su incarico dell'amministratore dello stabile, si erano recati nella casa di corte per eseguire alcuni lavori.

Sempre secondo quanto riferito dagli investigatori, i due arrestati hanno numerosi precedenti per diversi reati e sono figli di un pregiudicato di origine calabrese ben conosciuto negli anni Ottanta dalle forze dell'ordine di San Giuliano. Il loro terzo fratello, si trova attualmente recluso in Calabria. A casa dei due arrestati, perquisita durante il loro arresto, i carabinieri hanno trovato anche due dosi di hashish e tre piante di marijuana alte mezzo metro e uno scooter rubato.