L'immobile al centro dell'inchiesta
L'immobile al centro dell'inchiesta

Milano, 29 settembre 2020 - Michele Scillieri, il commercialista di fiducia della Lega finito agli arresti domiciliari una settimana fa con i colleghi Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, ha risposto alle domande dei pm titolari dell’inchiesta su Lombardia Film Commission. La prima puntata di un interrogatorio fiume il cui verbale, però, è stato secretato. Sul contenuto c’è il massimo riserbo, ma appare scontato che le prime domande si siano concentrate sull’affare del capannone di Cormano il cui prezzo di vendita, secondo la procura di Milano, è stato gonfiato.

Il nome di Scillieri, difeso dall’avvocato Massimo Di Noia, compare spesso negli atti dell’inchiesta e il suo ruolo di “mente"“delle operazioni finanziarie del Carroccio viene descritta bene da Luca Sostegni il prestanome fermato il 15 luglio scorso, che sta collaborado con gli inquirenti. "Scillieri si vantava delle amicizie che aveva con Di Rubba e altri esponenti locali della Lega, tanto da aver ricevuto un incarico per cercare di vendere la sede della Lega di via Bellerio".

E ancora: "Ricordo che c’era fretta di concludere l’operazione perché, trattandosi di un immobile di proprietà della Lega, si correva il rischio del sequestro da parte della procura di Genova, in relazione alle indagini per la truffa sui rimborsi elettorali di 49 milioni", ha spiegato Sostegni. Operazione poi sfumata. E proprio sui rapporti con il Carroccio e sui conti correnti avrebbe risposto il commercialista. Scillieri è considerato anche l’uomo dietro la società panamense Gleason con sede in Svizzera.

A completare il quadro c’è l’allarme lanciato dall’Uif di Bankitalia nel 2019 riportato in un’informativa dalla Gdf ai magistrati di Milano in cui vengono segnalate operazioni molto sospette. Gli ispettori di via Nazionale, nel loro report, sottolineano che a fronte di fondi ordinati dal partito e dal ”Gruppo Lega Salvini premier” a favore di entità collegate sono stati disposti pagamenti a favore di Luca Sostegni. Inoltre, si parla anche della vicenda, già emersa, della società Valdolive impegnata nel settore pubblicitario, precedentemente di proprietà di Vanessa Servalli barista, ma soprattutto cognata di Alberto Di Rubba, pure lei tra gli indagati. "Tali fondi - si legge nella informativa Gdf - sono stati utilizzati per effettuare pagamenti in favore di alcuni membri dello staff dell’allora ministro dell’interno Matteo Salvini".