Carabinieri in azione
Carabinieri in azione

Milano, 18 aprile 2019 - Le minacce, urlate con rabbia. Il primo schiaffo al volto. Altri due colpi alla nuca. Poi cazzotti e calci in faccia. E ancora botte per 200 metri, con il malcapitato seguito a passo svelto e aggredito alle spalle. Un raid violentissimo e insensato, costato alla vittima danni permanenti al volto. Un assalto scatenato forse da uno sguardo sbagliato, sotto gli occhi di altri ragazzi che si sono limitati a mettersi le mani tra i capelli senza dimenticare gli altri presenti, almeno due, che hanno assistito alla scena senza muovere un dito, rimanendo seduti a prendere il sole in un pomeriggio di fine marzo.

A mettere in atto il blitz al Parco Nord, polmone verde al confine tra Milano e hinterland, è stato un ventenne che a dicembre era già stato indagato per un episodio identico a Monza, con tanto di insulti razzisti e omofobi contro un giovane ucraino, e che è stato denunciato nel 2017 pure dai suoi genitori per gli atteggiamenti violenti nei confronti del fratello minore. «Non pensavo che... non pensavo che...», ha balbettato il bullo domenica mattina, prima di scoppiare in lacrime, quando i carabinieri della stazione Greco Milanese, guidati dal maresciallo Raffaele Vitale, si sono presentati a casa, nel Pavese, per arrestarlo. La vittima è un disabile che non ha ancora 16 anni, preso di mira per la sua debolezza e per la sua incapacità di difendersi.

Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, anche grazie alle immagini di una telecamera (il Comando provinciale di via Moscova ha deciso di non divulgare il filmato per la sua efferatezza), il minorenne stava ascoltando la musica con le cuffiette, seduto su una panchina della cosiddetta «Collinetta del teatrino», quando è stato aggredito dal ventenne. Christian (nome di fantasia) ha cercato di parare i primi colpi, ma poi è stato letteralmente investito dalla furia dell’aggressore, sotto gli occhi di cinque coetanei (tre ragazzi e due ragazze) che hanno fatto poco o nulla per fermarlo e che ora rischiano di essere indagati per omissione di soccorso. Tornato a casa a fatica, il quindicenne ha trovato il coraggio di raccontare tutto ai genitori, che l’hanno immediatamente accompagnato in ospedale: frattura multipla della mandibola, la diagnosi, con 49 giorni di prognosi e un intervento chirurgico di sei ore per limitare i danni. Poi la denuncia. I primi accertamenti investigativi. I servizi di osservazione al Parco Nord per individuare i frequentatori della zona.

La testimonianza-chiave di un ragazzo, che ha riconosciuto il ventenne nei fotogrammi. La perquisizione a casa del sospettato, che si divide tra l’abitazione dei genitori e quella della nonna a Sesto San Giovanni, e il rinvenimento degli indumenti indossati il giorno del raid. L’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte del gip del Tribunale di Monza (competente su quella porzione di area verde), motivata dal pericolo di reiterazione del reato «in danno di soggetti deboli, ad ogni dove esistenti e raggiungibili dall’indagato».