di Andrea Gianni Un evento naturale impossibile da prevedere e prevenire oppure una tragedia evitabile, provocata anche dalla negligenza di chi ha il compito di vigilare sulla sicurezza del territorio. Due letture opposte di un disastro - la frana che nell’agosto 2018 ha ucciso i coniugi milanesi Vincenzo Mattioli e Barbara Gulizia in vacanza a Courmayeur - approdate ieri davanti al gip di Aosta Giuseppe Colazingari. Il giudice dovrà...

di Andrea Gianni

Un evento naturale impossibile da prevedere e prevenire oppure una tragedia evitabile, provocata anche dalla negligenza di chi ha il compito di vigilare sulla sicurezza del territorio. Due letture opposte di un disastro - la frana che nell’agosto 2018 ha ucciso i coniugi milanesi Vincenzo Mattioli e Barbara Gulizia in vacanza a Courmayeur - approdate ieri davanti al gip di Aosta Giuseppe Colazingari. Il giudice dovrà decidere se accogliere la richiesta di archiviazione dell’inchiesta a carico dell’allora sindaco di Courmayeur Stefano Miserocchi (indagato per omicidio colposo e altri reati) avanzata dalla Procura, ordinare l’imputazione coatta come hanno chiesto i legali delle vittime oppure ritrasmettere gli atti al pm per nuovi accertamenti sul caso. "Confidiamo nella giustizia", hanno spiegato i figli dei coniugi Mattioli, assistiti dall’avvocato Alberto Berardi e dallo Studio3A-Valore Spa, specializzato nel risarcimento danni. Vincenzo Mattioli e Barbara Gulizia, 71 e 69 anni, stavano trascorrendo l’estate nel paradiso per turisti dove la famiglia, residente alla Bovisasca, possiede da anni una seconda casa. Tornavano da una passeggiata quando a causa delle forti piogge una colata detritica si staccò dalla montagna invadendo la strada comunale della Val Ferret, travolgendo alcune auto fino a spazzare via la Panda gialla nel parcheggio con a bordo i coniugi milanesi, unici deceduti.

Il pm di Aosta Eugenia Menichetti, sulla base della consulenza tecnica affidata a una geologa, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta escludendo responsabilità dell’allora sindaco in quanto, nonostante le lacune nel piano comunale di protezione civile, "l’evento non era connotato dagli imprescindibili requisiti di prevedibilità e prevenibilità". Colpa, quindi, della natura. Una tesi sostenuta anche dal difensore dell’unico indagato. Secondo la consulente dei figli delle vittime, Sara Donati, il parcheggio fu invece costruito in passato in un’area "ad altissimo rischio" mai messa in sicurezza, e quel giorno non fu diramata una adeguata allerta meteo. Fu quindi "una tragedia evitabile". Uno scontro fra consulenze approdato sul tavolo del gip, che ha preso tempo riservandosi sulla decisione.