Cesare Battisti in Italia (Ansa)
Cesare Battisti in Italia (Ansa)

Milano, 23 maggio 2019 - Sconterà l’ergastolo Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac), condannato per 4 omicidi commessi alla fine degli anni ’70 e arrestato lo scorso gennaio in Bolivia dopo 37 anni di latitanza. Però fra tre anni e mezzo (quando in tutto ne avrà trascorsi in cella già dieci) potrà chiedere i permessi e le misure alternative legate al suo percorso carcerario come ogni detenuto. Non è d’accordo il vice premier Matteo Salvini: «Non ci possono essere premi per assassini, stupratori e pedofili».

La Corte d’assise d’appello ha dunque confermato la pena definitiva del carcere a vita per Battisti, che invece chiedeva di commutare la pena in 30 anni in base al trattato di estradizione che l’Italia aveva sottoscritto con il Brasile, paese nel quale l’ergastolo non esiste. In quel caso, la pena si sarebbe ulteriormente ridotta a meno di 21 anni, tenuto conto del periodo già trascorso in cella dall’ex terrorista anche all’estero e a sconti legati all’indulto. Per i giudici, che hanno accolto la tesi sostenuta dal pg Antonio Lamanna, se Battisti avesse voluto far valere l’accordo di estradizione italiano-brasiliano «non avrebbe dovuto allontanarsi volontariamente dal Brasile e non avrebbe dovuto opporsi alla conclusione della procedura estradizionale con la sua consegna all’Italia» dal Paese. Insomma, una volta scappato in Bolivia e da lì espulso, per lui possono tornare ad applicarsi le normali regole dei codici italiani. Anche se uno spiraglio resta aperto: poiché la sua condanna viene da anni lontani, a lui non è applicabile – spiega la Corte (presidente Giovanna Ichino, a latere Mariarosa Busacca) – «il regime ostativo» previsto ora dalle norme sull’ergastolo.

E dunque Battisti, 65 anni, ora in carcere a Sassari, «potrà godere dei benefici penitenziari, in virtù di una progressione trattamentale, che è diretta attuazione» del principio costituzionale «della funzione rieducativa della pena anche per i condannati all’ergastolo», come ribadito da una recente sentenza della Consulta. Il primo di questi benefici sarà la liberazione anticipata (cioè l’abbuono di 45 giorni ogni sei mesi scontati in caso di buona condotta) «ai fini del calcolo del termine per poter chiedere permessi premio e misure alternative alla detenzione», precisa la Corte. Ma su questo capitolo deciderà la magistratura di sorveglianza e dovranno passare quasi quattro anni prima che Battisti rientri nei termini, avendone a quel punto già scontati dieci.

Bocciata, dunque, la tesi che quella disposta dalla Bolivia sia stata una procedura di espulsione non valida. «Non risponde al vero» – per i giudici – che l’ex terrorista dei Pac «avrebbe dovuto essere invece consegnato agli agenti della Polizia federale brasiliana, giunti a prenderlo con un aereo». Per la Corte, ciò che è avvenuto è stata un’espulsione senza «collegamento» con l’accordo di estradizione Italia-Brasile. Eventuali irregolarità non possono essere fatte valere in Italia e «non risulta comunque siano mai state fatte valere da un difensore avanti alle autorità boliviane». «Le decisioni dei giudici non si commentano e se non si condividono si impugnano», commenta l’avvocato Davide Steccanella, il difensore di Battisti pronto a ricorrere in Cassazione.