Fondazione Cariplo, 153 milioni di euro in filantropia nel 2024. "L’obiettivo? Il welfare di precisione"

Intervista al neo presidente, Giovanni Azzone: "Le sfide del medio periodo: accanto al problema della disoccupazione, c’è il fenomeno dei working poor”

Giovanni Azzone

Giovanni Azzone

Milano – Oltre 153 milioni di euro per la filantropia nel 2024. "E l’obiettivo è aumentare questa cifra nei prossimi anni: dobbiamo rispondere a bisogni crescenti con un welfare di precisione". Così Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo, spiega la strategia. Quattro le aree: ambiente, arte e cultura, servizi alla persona e ricerca scientifica.

Presidente Azzone, quali sono le linee di intervento?

"Cerchiamo di ragionare su tre livelli: facendo fronte ai bisogni primari, programmando interventi a medio termine, strutturando iniziative sul lungo periodo. Le emergenze sono davvero tante che esaurirebbero da sole le risorse a disposizione. È necessario però pianificare, guardare al futuro".

Primo livello: quali le emergenze da affrontare?

"L’attenzione ai bisogni primari è significativa, penso al programma QuBi per l’esempio, per migliorare la condizione socio-economica delle famiglie a rischio povertà, a interventi alimentari e progetti che rispondono ai bisogni dei fragili. Senza dimenticare il grande tema dell’abitare".

Il caro-affitti rischia di allontanare studenti e giovani lavoratori. Come invertire la rotta?

"Non è facile rispondere, impossibile farlo con un unico strumento. Con la fondazione investiamo risorse (nel programma 2024 altri 3 milioni sono destinati alla creazione di nuovi alloggi per persone con fragilità). Continueremo a farlo, ma bisogna intervenire in maniera integrata, con altre politiche e non solo concentrandoci sulla cintura dei Navigli. Bisogna ragionare su area ampia, con città più collegate, e lavorare sul digitale".

Quali sono le sfide nel medio periodo?

"Accanto al problema della disoccupazione, c’è un fenomeno in crescita in Lombardia: quello dei working poor, lavoratori con un reddito non sufficiente a condurre una vita tranquilla. Questo tema si intreccia e si mischia ad un altro, quello dell’inverno demografico. La mancanza di forza lavoro giovane rischia di rendere insostenibile il nostro sistema socio-economico e non solo. La popolazione invecchia, sono necessari caregiver e se non prestiamo la doverosa attenzione a un lavoro più inclusivo rischiamo ripercussioni anche nell’occupazione femminile".

La strategia sul lungo periodo?

"Parte dal contrasto alla povertà educativa. È necessario per esempio sviluppare i dopo-scuola, per colmare lacune individuali e culturali di base. Bisogna intervenire precocemente sul sostegno ai ragazzi: le carenze si amplificano nel tempo".

La Fondazione collabora anche con le università. I fondi europei in questi anni hanno dato una boccata d’ossigeno. Preoccupa il dopo Pnrr?

"Con il sistema universitario abbiamo sempre lavorato, prima e dopo il Pnrr. Gli atenei hanno fatto dei fondi europei una leva per accelerare strategie in atto. Il ruolo della fondazione con le università e il terzo settore è duplice: da una parte funziona da lievito, dove ci sono capacità si dà quel sostegno che consente l’attuazione pratica, dall’altro abbiamo un ruolo di mediatori culturali, mettiamo in dialogo privato, istituzioni, destinatari".

Qual è lo stato di salute di Fondazione Cariplo?

"Abbiamo un patrimonio di 8 miliardi, anche grazie alle scelte oculate di chi mi ha preceduto. Una riserva che ci permette di guardare al futuro: potremmo garantire due anni di filantropia, anche se non avessimo entrate. Per il 2024 abbiamo già stanziato 153 milioni, contiamo di aumentarli".

Da sei mesi è alla guida, come vive questo incarico?

"Lo sento molto. So che possiamo contribuire alla vita di tante persone e famiglie. Per questo il mio impegno, come di chi lavora qui, è massimo".

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