AI e la nostra intelligenza da preservare

Maria Rita Parsi La società “al tempo del virtuale” ci propone, attraverso le creazioni dell’intelligenza artificiale come Emily Pellegrini o Aitana Lopez,...

Maria Rita

Parsi

La società “al tempo del virtuale” ci propone, attraverso le creazioni dell’intelligenza artificiale come Emily Pellegrini o Aitana Lopez, figure femminili virtuali sono in grado di “sedurre” i frequentatori dei social-network, accumulando, senza temere multe o condanne, 140mila followers. E, ancora, guadagnare, in media, 10.000 dollari al mese. C’è, dunque, l’intelligenza umana che io definisco “una qualità dell’anima”. E c’è, poi, l’intelligenza artificiale laddove l’umano, a partire dal 1956, convive, per pratico utilizzo, con le macchine. I ricercatori informatici hanno, nel tempo, messo a punto sistemi intelligenti capaci di “pensare ed agire come gli esseri umani e che sono applicabili a determinati campi e settori”. Come dire: “Replicanti” amplificati dell’umana capacità di pensare ed agire e dei quali già il bellissimo film “Blade Runner”, di Ridley Scott, aveva sottolineato l’importanza , l’utilizzo salvifico ma anche la potenziale pericolosità. In tal senso va interpretato il monologo finale del “Replicante” il quale sta per essere eliminato dagli umani prima che i suoi simili possano prevalere su chi li ha artificialmente realizzati. E’ tempo di morire affinché le macchine, così come il mondo virtuale, non prendano il sopravvento! E, dunque, supremazie capaci di limitare l’intuizione, il lavoro e la presenza reale di chi le ha ideate. E, ancora, “di sottrarre umane energie dedicate a quei processi di ricerca”.Proprio come sostiene Alessio Figalli, nel 2018 medaglia Fields, il Nobel della Matematica. Per dire che l’intelligenza artificiale non può essere usata come una “scorciatoia” che impigrisce chi - tra i giovani, soprattutto!- delega, nel crescere, la fatica e il sacrificio di ricercare, scoprire,elaborare, alle “soluzioni” già pronte delle macchine .E’ proprio l’intelligenza umana che, di perché in perché, di domanda in domanda, di dubbio in dubbio, di crisi in crisi - è arrivata a realizzare l’intelligenza artificiale. Ed è, pertanto, quell’intelligenza a dover essere preservata nel nome dell’ intuizione e dell’indipendenza.

“Blad Runner, docet!” .

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