L’edificio sul promontorio di Concesa
L’edificio sul promontorio di Concesa

Trezzo sull'Adda (Milano), 16 novembre 2019 - L'ascesa e la caduta dell’imperatore hanno riecheggiato fra le sue stanze. Pietro Moscati, archiatra di Napoleone, se la comprò come buen retiro, catapultando Villa Gina, oggi sede del Parco Adda Nord, al centro della storia di fine Settecento. Questa vicenda e le altre sulla splendida dimora frequentata dal pubblico quotidianamente sono raccontate in un libro da rispolverare, autore, l’ex assessore alla Cultura Italo Mazza: "La casa sulla ripa di Concesa, dai Pozzi da Perego ai Bassi di Milano". Nel volume, tutte le curiosità che portarono il celebre chirurgo dal curriculum sfolgorante, lo scienziato, l’accademico, l’astronomo, "più volte insignito di cariche pubbliche da Bonaparte, che lo nomina conte e gli affida la sua salute e quella di Giuseppina - racconta l’architetto, - al promontorio di Concesa. Al fatto noto, indagato dalla critica moderna in tutte le sfaccettature dell’uomo e del professionista, ho aggiunto qualche notizia sulla vita privata, precisamente dove il medico era solito villeggiare quando l’aristocrazia meneghina imponeva, oltre il palco alla Scala, la villa sui navigli. È così che Moscati sceglie il Martesana, nel punto in cui il canale si origina dalle acque dell’Adda".

L’acquisto dell’ex roccaforte risale al febbraio 1799, "fu quello che oggi chiameremmo un affare – aggiunge l’autore - sia perché l’immobile esce da un groviglio di ipoteche che ne abbassano il prezzo, sia perché la vendita a corpo comprende un ricco corredo di boschi e terreni per 271 pertiche e 12 tavole. In quel periodo la casa è caratterizzata da una torre centrale che ne ricorda ancora la funzione di avamposto difensivo, poi assorbita dal maestoso impianto ottocentesco voluto dal nobile Paolo Bassi, vagheggiante un progetto fiorentino dell’Ammannati. Oggi la villa è sede del Parco Adda Nord; con l’imponente bow-window neogotico continua a dominare dall’alto della rupe l’incile del naviglio e un tratto del fiume tra i più suggestivi della Lombardia". Del dicembre 1819 è l’acquisizione dei beni a Gorla, "decisamente inferiore come entità, trattandosi di pertiche 47 e tavole 16, tra casa, giardino, rustici e terreni. Il mappale relativo all’immobile è diviso in tre subalterni", ricorda Mazza. Lo scienziato sceglie la porzione di fronte al canale, "probabilmente la stessa che ci arriva superstite da una complessa vicenda di trasformazioni urbanistiche attivate nel 1825 dalla costruzione di viale Monza, teso a collegare Milano a Villa Reale". Nel testamento, Moscati, lascia entrambe le dimore di delizia al nipote Carlo, non prima di garantirsi un vitalizio annuo, ma soprattutto di continuare ad avere il diritto dell’uso delle due case di campagna e dei rispettivi giardini. L’impegno avrà breve durata, l’illustre cattedratico muore quattro anni dopo e la cessione dei beni comincia subito. Nel 1915, il gioiello trezzese diviene proprietà di Silvio Crespi che la chiamò Villa Gina in onore della moglie. Occupata dai militari durante la Seconda Guerra mondiale, negli anni Settanta passa alla Regione e al Comune e dal 1993 ospita il Parco.