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19 lug 2020

Ecco "Quarantena live": il primo film corale girato tutto a distanza

Giuseppe De Donno, primario di Pneumologia all’ospedale di Mantova, scelto dal regista Giuseppe Aquino che ha puntato la camera sull’era Covid

gabriele moroni
Cultura
Una scena di “Quarantena live - The film” di Giuseppe Aquino
Una scena di “Quarantena live - The film” di Giuseppe Aquino

Mantova, 19 luglio 2020 - Un primato mondiale per l’Italia con “Quarantena live - The film” di Giuseppe Aquino un film girato durante il lockdown e realizzato con regia a distanza, attori e tutte le maestranze (operatori, costumisti, truccatori) diretti da remoto. Una tecnica che il regista Aquino aveva messo a punto per un film sulla vita del missionario santo Pietro Chanel, vista l’impossibilità di raggiungere con la troupe alcune isole del Pacifico, non collegate. A fare da fil rouge un matrimonio all’inizio di marzo e il viaggio di nozze dei due giovani sposi interrotto dalla pandemia di Covid-19. Un gruppo di attori professionisti (Marina Suma, Luca Avallone, Luca Paniconi). Un insieme di volti, presenze, storie “veri”, a costruire un film corale: malati, medici, infermieri, giornalisti. Fra questi Giuseppe De Donno, direttore della pneumologia dell’ospedale Carlo Poma” di Mantova. "Il regista Aquino - dice De Donno - mi ha chiesto una testimonianza. Pensava a una testimonianza dal mondo sanitario che potesse rappresentare anche un messaggio di speranza".
Aquino ha detto di averla scelta perché colpito dalla sua religiosità.
"E’ verosimile. Io sono molto religioso e sono ministro dell’Eucaristia. Da sempre mi occupo di solidarietà. Non conosco il regista e spero di conoscerlo presto. So che è una persona di spessore e di grandi valori morali".
Cosa le hanno lasciato i mesi della pandemia?
"Abbiamo visto tanta sofferenza. Accadeva anche prima, a seconda delle patologie che ci si presentavano. Ma con il Covid l’abbiamo vista in un colpo solo, tutti i giorni, per 56 giorni di fila. Marzo e aprile sono stati due mesi veramente intensi. Tutto il mio reparto è diventato un reparto di terapia intensiva. Alla fine la mortalità da noi è stata del 6 per cento contro una media nelle terpaie intensive del 35 per cento, con punte fino al 60 per cento".
Nei mesi della pandemia lei è stato l’alfiere della plasmoterapia.
"Quando abbiamo iniziato a usare il plasma del paziente convalescente per malati di Covid ci ho subito creduto. L’ho usato con una donna gravida e un ragazzo affetto da agammaglobulinemia, per cui non produceva anticorpi. Abbiamo applicato la plasmoterapia in tutte le situazioni più gravi. Nei pazienti trattati a Mantova non abbiamo avuto un solo decesso. Sono una persona riservata, ma ho voluto fare conoscere questa metodica che avrebbe salvato molte persone".
Oltre a quella di De Donno altre due presenze mantovane: Daniela Sanguanini, pubbliche relazioni e segreteria organizzativa, che ha portato la città virgiliana nel film, e Filippo Lui, autore della colonna sonora.

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