Un particolare  della Camera degli sposi di Palazzo Ducale
Un particolare della Camera degli sposi di Palazzo Ducale

Mantova, 13 agosto 2019 - Ferragosto a Palazzo Ducale? Si può fare. La Reggia cittadina dei Gonzaga resterà aperta con orari normali anche nel giorno più vacanziero dell’anno. Altrove non sarebbe una notizia ma in Italia lo è, visto quante mete storiche e culturali restano sbarrate. Per di più, il complesso monumentale mantovano sabato prossimo sarà visitabile a ingresso gratuito, una sorta di invito a prolungare la vacanza di mezza estate in una delle mete culturali più frequentate della Lombardia. Lo dicono i numeri compresi quelli che Palazzo Ducale può vantare anche quest’anno. Nei primi sette mesi del 2019 i visitatori sono stati oltre 200mila, 7mila in più dell’anno precedente che pure segnava una percentuale in aumento rispetto al passato.

Il trend positivo quest’anno sarà incrementato anche dall’evento che Mantova attende per l’inizio di ottobre: «La mostra dedicata a Giulio Romano, organizzata dal Ducale in collaborazione con il Louvre di Parigi farà aumentare anche i visitatori del Ducale - dice il direttore austriaco Peter Assmann -. Contiamo che arrivino a quota 300mila». Per gli amanti delle statistiche, i numeri della reggia gonzaghiana confermano che l’estate torrida è il periodo più difficile: a luglio le presenze si sono fermate a quota 12mila. La stagione più favorevole è comprensibilmente quella primaverile: infatti a marzo si è registrata la quota record (per il mese) di 40mila persone, arrivate a 50mila ad aprile e a maggio di quest’anno.

Il Ducale si mette nella scia favorevole del turismo culturale, ma in queste stagioni ha bruciato molti record di presenze grazie a interventi sull’organizzazione dell’accoglienza, sulle offerte culturali, sulle possibilità di fruizione del palazzo. Risultati dei quali si dice orgoglioso il direttore. Che però tra un po’ dovrà lasciare la città sul Mincio. Assmann, assieme a molti altri, appartiene al gruppo di dirigenti museali reclutati all’estero che il governo non ha riconfermato. Il 31 ottobre scadrà il suo mandato e il primo novembre prenderà servizio a Innsbruck nella qualità di direttore dei musei tirolesi. Insomma, un ritorno in patria, accompagnato dalla simpatia e dal rammarico di una bella fetta dell’ambiente culturale mantovano.

Quanto alla successione, da pochi giorni è stato indetto il concorso per scegliere il suo erede, ma ci vorrà parecchio tempo per individuare il candidato che risulterà vincitore. In pratica si pensa a un interim che dovrebbe durare fino alla primavera del 2020, mese più mese meno. Intanto Assmann avrà il tempo di inaugurare la mostra su Giulio Romano. E di riflettere su quanto accaduto: qualche amarezza? «No, non direi - risponde - mi sono reso conto che la nuova regola è “italian first”, prima gli italiani, e senza polemiche ne ho preso atto. Certo dispiace vedere che noi veniamo lasciati senza mezzi e senza personale, mentre si moltiplicano le direzioni generali del ministero, con tanto di funzionari, segreterie e relative spese. Con che risultato? Noi riusciamo a fare poco o nulla. E veniamo ostacolati da una burocrazia asfissiante, inutile, inerte. Non è un buon clima per lavorare. Ho visto qualcosa di simile, in tema di burocrati, solo quando ho passato un periodo di studio nella DDR, l’ex Germania comunista. Non c’è molto da aggiungere».