Violenza sulle donne
Violenza sulle donne

Colico, 22 novembre 2019 - Il suo incubo portava la sua stessa fede al dito. A stuprarla per due mesi quasi ogni sera insieme agli amici mentre lui la filmava è stato il marito, che per anni e anni, dopo averla sposata, l’ha insultata, minacciata, soggiogata, picchiata, ridotta ad una schiava delle sue perversioni, sebbene quando l’ha conosciuta in uno dei suo tanti viaggi di lavoro all’estero si fosse presentato come un principe azzurro che voleva salvarla dalla fame e dalla miseria dell’Africa.

Ma oltre lei ha riservato lo stesso trattamento di violenze verbali, psicologiche e fisiche anche a sua figlia più grande, che adesso è una adolescente, colpevole ai suoi occhi di non essere anche la sua di figlia naturale. A svegliare lei e la figlia dall’incubo reale a occhi aperti sono stati i carabinieri di Colico a cui ha chiesto aiuto e che nei giorni scorsi, su ordine del gip del tribunale di Milano, lo hanno arrestato. In manette, con l’accusa di violenza sessuale di gruppo sulla moglie e maltrattamenti in famiglia sia su di lei, sia sulla figlia, è finito un libero professionista lecchese di 40 anni che abita in un paese dell’Alto Lario, sul confine con la provincia di Sondrio.

Ora si trova in carcere a San Vittore, guardato a vista, per timore che qualche detenuto, in base al codice d’onore non scritto che vige dietro le sbarre dove chi fa del male a bambini non è tollerato, possa assalirlo per farsi giustizia sommaria. L’orrore per la donna è cominciato nel 2007, quando aveva poco meno trent’anni, subito dopo che si sono sposati: quello che doveva essere il loro nido d’amore vista lago di Como si è trasformato in un girone infernale di vessazioni in cui lui ha trascinato anche sua figlia che all’epoca frequentava le elementari. Ha sopportato di tutto nel tentativo di tenere in piedi quel matrimonio e soprattutto di difendere la sua bambina, gli ha pure «regalato» altri due figli solo suoi nella falsa illusione di poterlo placare.

La situazione è poi peggiorata quando ha provato a lasciarlo, costi quel che costi, anche di tornarsene da dove lui le rinfacciava di averla salvata, perché l’ha stuprata, più e più volte, insieme ad alcuni amici, sottoponendola all’ulteriore l’umiliazione di filmarla mentre la trattava come un giocattolo da cedere ad altri, non di una donna, non di sua moglie, non della madre dei suoi figli.  Adesso lei e i figli sono al sicuro e non porta più al dito la stessa fede del suo incubo. Le indagini comunque proseguono. «Sono in corso accertamenti per circostanziare gli episodi delle violenze sessuali ed a individuare gli altri responsabili della violenza di gruppo», confermano i carabinieri, che hanno già individuato almeno un altra persona.