LETTERA:

Visto che ognuno di noi può disporre di un’isola solitaria sulla quale rifugiarsi credo che dovremo per lungo tempo fare i conti con lo spettro di incombenti chiusure e restrizioni. Del resto dobbiamo scegliere: o ci fidiamo della scienza o sfidiamo la sorte. Gianni C., Milano

RISPOSTA:

Il vuoto. Portando all’estremo i vari concetti, è il rimedio che abbiamo a disposizione per combattere il virus in attesa del vaccino. In sostanza altro non possiamo fare che cercare di creare il vuoto intorno al nemico, così che non abbia appigli cui aggrapparsi per diffondersi. Al di là delle implicazioni psicologiche che una strategia simile implica, a partire dalla riduzione al minimo delle relazioni sociali, c’è anche un problema fisico, di spazi. Si possono svuotare certi ambienti, ma inevitabilmente per farlo se ne devono riempire altri e si torna punto e a capo. Per questo sarebbe importante disporre di un sistema efficace di tracciamento perché potrebbe dare il polso immediato di dove si creano situazioni a rischio e consentirebbe di intervenire in modo mirato anziché chiudere e “creare vuoti” su larga scala. Si voglia per ragioni tecniche, si voglia per questioni di diffidenza, questa opportunità non è stata sufficientemente battuta e ci siamo ritrovati a dover fare di nuovo i conti con il vuoto e il suo carico di ansie. ivano.costa@ilgiorno.net