Profughi afghani in fuga da Kabul
Profughi afghani in fuga da Kabul

All'aeroporto di Kabul la situazione è tornata sotto controllo e da martedì mattina hanno ripreso a decollare i voli militari di evacuazione dalla capitale dell'Afghanistan. Dopo la conquista della città da parte del gruppo islamico radicale dei talebani, nei giorni scorsi migliaia di persone avevano invaso l'aeroporto nel tentativo disperato di lasciare il Paese, ma l'arrivo di alcuni contingenti dell'esercito statunitense ha riportato l'ordine.

Gli Stati Uniti hanno già evacuato 3.200 persone, di cui 2.000 rifugiati. In Italia, 75 profughi afghani sono atterrati a Fiumicino questa mattina. Altri due aerei, con altre 150 persone, decolleranno in giornata. I velivoli europei in partenza da Kabul hanno a bordo principalmente cittadini occidentali o collaboratori in fuga per paura di ritorsioni.

Mentre l'esodo continua, le nazioni europei discutono su cosa da fare degli immigrati afghani. Il flusso migratorio proveniente dal Paese è destinato a crescere, anche se gli esperti sono incerti su quando l'aumento avverrà e in che misura. Secondo Giulia Laganà, esperta di immigrazione dello Open Society European Policy Institute, «i pochi che non si fermeranno nei paesi vicini dovranno affrontare mesi ed anni di muri, soprusi e violenze. Dunque una “emergenza” la vedremo forse nel 2023». La ragione è che per arrivare in Italia, gli afghani sono costretti a durissimi viaggi via terra, passando da Iran, Turchia e poi attraverso i Balcani: Bulgaria, Serbia, Bosnia e infine Croazia.

Il problema più urgente, al momento, è cosa fare del mezzo milione di afghani che sono già in Europa. Negli ultimi cinque anni, sono arrivati in Unione europea circa 424.000 richiedenti asilo dall'Afghanistan: 204.360 sono stati respinti in prima istanza e 19.780 sono stati rimpatriati. Ora, con l'arrivo dei talebani, le cose sono cambiate e molti Stati stanno cambiando approccio. Diverse nazioni – tra cui Germania, Francia, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia e Norvegia – hanno deciso di bloccare i rimpatri. Ma Ungheria e Bulgaria hanno già dichiarato che non accetteranno tutti gli afghani che fuggono dai talebani, mentre l’Austria ha dichiarato che manderà l’esercito alla frontiera per prevenire l’ingresso di profughi.

L'Italia, in questi anni, è stato il Paese europeo più accogliente con i profughi afghani. Dal 2008, ha concesso la protezione a più del 90 per cento dei richiedenti, contro una media europea del 52 per cento. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha espresso la volontà di accogliere «tutti coloro che ci hanno aiutato in Afghanistan in questi anni e le loro famiglie», ma sul futuro le forze politiche sono in disaccordo. Il segretario del Partito democratico, Gianni Letta, vorrebbe lanciare «una grande mobilitazione nazionale per aiutare chi resta e accogliere chi fugge». Ma il leader della Lega, Matteo Salvini, non è d'accordo: «l'Italia non può permettersi di accogliere migliaia di persone, mentre ci sono paesi che non hanno fatto nulla in termini di accoglienza».

La Gran Bretagna ha dichiarato che accoglierà a lungo termine 20mila profughi (5mila già quest'anno). «Abbiamo un debito di gratitudine con quelli che hanno lavorato con noi per rendere l'Afghanistan un posto migliore negli ultimi 20 anni», ha detto il primo ministro inglese Boris Johnson. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che la Germania «deve concentrarsi sulla missione di salvataggio. Ci sono almeno 10mila persone che hanno bisogno di evacuazione».

Ciò che manca, ancora una volta, è una visione europea su come affrontare la questione. L'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri, Josep Borell, ha detto che «occorre proteggere la vita umana e ripristinare l’ordine civile. La comunità internazionale sostiene e invita tutte le parti a facilitare la partenza sicura di cittadini stranieri e afgani che desiderano lasciare il Paese». Al di là delle intenzioni, però, l'Unione europea non ha una linea comune. La conquista dell'Afghanistan da parte dei talebani segna un fallimento storico dell'Occidente e dell'Europa, ma nessuno ha molta fretta di prendersi la responsabilità del fallimento della guerra e del futuro dei profughi afghani.