PROFESSOR PAGANETTO, quale è l’insegnamento che emerge dall’impegno trentennale del vostro Gruppo sulla frontiera dello sviluppo declinato negli ultimi anni nella chiave della sostenibilità? "Ci sentiamo come una squadra che aspira a vincere un confronto decisivo per il nostro Paese, convinti come siamo che lo sviluppo economico e sociale, latitante fin dall’inizio degli anni ‘90, richiede le energie di tutti. Con le nostre iniziative, che mettono insieme l’accademia e uno straordinario network di Istituzioni internazionali, intendiamo contribuire a riprendere il filo del discorso interrotto dei grandi successi della nostra economia in materia di sviluppo negli anni ‘60 e ‘70. Si può fare. Wembley insegna". Quali lezioni dobbiamo trarre dall’epidemia da Covid?. Che cosa abbiamo imparato? "Che abbiamo bisogno di costruire un’Europa più forte all’interno di un nuovo spazio politico che accentui i motivi per stare insieme perché la scala dei problemi è almeno continentale. È chiaro anche che occorre unire le forze per...

PROFESSOR PAGANETTO, quale è l’insegnamento che emerge dall’impegno trentennale del vostro Gruppo sulla frontiera dello sviluppo declinato negli ultimi anni nella chiave della sostenibilità?

"Ci sentiamo come una squadra che aspira a vincere un confronto decisivo per il nostro Paese, convinti come siamo che lo sviluppo economico e sociale, latitante fin dall’inizio degli anni ‘90, richiede le energie di tutti. Con le nostre iniziative, che mettono insieme l’accademia e uno straordinario network di Istituzioni internazionali, intendiamo contribuire a riprendere il filo del discorso interrotto dei grandi successi della nostra economia in materia di sviluppo negli anni ‘60 e ‘70. Si può fare. Wembley insegna".

Quali lezioni dobbiamo trarre dall’epidemia da Covid?. Che cosa abbiamo imparato?

"Che abbiamo bisogno di costruire un’Europa più forte all’interno di un nuovo spazio politico che accentui i motivi per stare insieme perché la scala dei problemi è almeno continentale. È chiaro anche che occorre unire le forze per combattere anche fuori della Ue il Covid. Per esserne convinti basta pensare ai legami che abbiamo con gli altri attraverso le catene globali del valore".

Dopo un primo momento di indecisione l’Europa ha reagito bene alla pandemia varando il Next Generation Eu che abbatte il tabù del debito comune. Che cosa serve ancora?

"I Paesi dell’Unione devono imparare a investire su grandi progetti comuni che aumentino la produttività totale dei fattori produttivi e di ciascuno. Occorre preparare la strada a campioni europei che siano in grado di competere con i giganti americani e cinesi nei settori nuovi e dinamici dell’economia che verrà".

A cosa si riferisce?

"Mi riferisco a progetti integrati come quello dell’Airbus, in passato, o come l’intesa sull’idrogeno varata di recente da francesi e tedeschi. Servono imprese con governance e statuto europeo che siano in grado di affrontare con forza le sfide che ci attendono nei campi cruciali del clima, dell’energia e del digitale".

Non c’è ancora questa consapevolezza?

"La consapevolezza comincia a esserci. E il seminario di Villa Mondragone ha registrato una grande convergenza su questi capitoli. Dobbiamo avere la capacità di passare dalle parole ai fatti superando vecchi egoismi. In questa direzione, più che il Next Generation può essere d’aiuto il programma Invest Eu che però non ha una dotazione sufficiente al raggiungimento degli obiettivi".

Che ruolo può svolgere l’Italia in questo campo?

"Centrale, non c’è dubbio. Soprattutto dopo l’abbandono dell’Unione da parte del Regno Unito, il nostro Paese può svolgere un’azione baricentrica tra Francia e Germania, contribuendo alla costruzione di un nuovo equilibrio una volta usciti dalla pandemia. Gli accordi franco-tedeschi di Aquisgrana, anche se recenti, appaiono superati nei fatti".

Lo dice anche perché c’è Mario Draghi alla presidenza del Consiglio?

"Draghi è un asset fondamentale per l’Italia e l’Europa. Se l’Unione ha tenuto è stato soprattutto per l’intuizione che fosse venuto il momento del Quantitative Easing, da presidente della Bce, e il coraggio di adottare soluzioni fino a quel punto ritenute improponibili. Bisogna accelerare su questo stesso cammino perché la domanda di buon governo aumenta".

Che cosa ci aspetta una volta che dovesse riproporsi il vincolo di bilancio allentato per combattere le conseguenze del virus?

"Le risposte che i cittadini europei si attendono sono molte: lotta alle disuguaglianze, piani di formazione e di ricollocamento per i giovani e per chi perde il lavoro, attenzione a tutte le forme d’istruzione, potenziamento del servizio sanitario, politiche per l’emigrazione, contenimento del calo demografico. Anche per questo non possiamo sprecare un euro di quelli che avremo a disposizione".

C’è l’impegno a costruire un mondo più sostenibile.

"La sostenibilità è centrale e va considerata in tutte le sue forme: ambientale, economica e sociale. Non può affermarsi un aspetto a dispetto di un altro perché altrimenti è l’intero sistema a soffrire. Andremmo incontro a una insostenibilità di fatto a dispetto delle tante buone intenzioni dichiarate". Saremo in grado di rispettare tempi e programmi?

"Dobbiamo rispettare tempi e programmi. Fondamentale sarà la qualità degli investimenti pubblici in infrastrutture. Si dovrà poi garantire che gli interventi a favore del sistema delle imprese siano fatti evitando di finanziare le cosiddette zombie quelle che non hanno serie prospettive di ripresa. Il coinvolgimento del capitale privato, in un nuovo e snellito sistema di regole, sarà decisivo".

Da dove potrà provenire un nuovo impulso all’economia?

"Non dobbiamo nasconderci che all’impulso della domanda determinato dai Fondi Europei del NextGeEu occorrerà aggiungere quello della domanda estera. In quest’ottica è necessario che la Ue adotti una strategia rivolta ai nuovi mercati, in particolare guardando ai Paesi della sponda Sud del Mediterraneo e all’Africa. La stessa Germania è interessata a questa scelta dopo che è di molto diminuito l’effetto di traino della domanda dei Paesi di Vinegrad, ciò che rende assai datata la proposta, che pure c’è, di una nuova ‘Lega Anseatica’".