"QUANDO siete felici, fateci caso". Parafrasando lo scrittore americano Kurt Vonnegut, dopo il via libera del Governo allo sblocco dei licenziamenti che apre una stagione difficile per l’occupazione nel nostro Paese, si dovrebbe far caso alle aziende che, invece di licenziare, assumono. Come Reti SpA, società quotata all’AIM e tra le big italiane nel settore della consulenza informatica, che nei giorni scorsi ha annunciato l’intenzione di inserire in organico 70 nuovi professionisti entro la fine dell’anno, che si aggiungeranno ai 50 che la società di Busto Arsizio, nel cuore della Silicon Valley italiana, ha già reclutato nel 2020. I neo assunti ricopriranno ruoli...

"QUANDO siete felici, fateci caso". Parafrasando lo scrittore americano Kurt Vonnegut, dopo il via libera del Governo allo sblocco dei licenziamenti che apre una stagione difficile per l’occupazione nel nostro Paese, si dovrebbe far caso alle aziende che, invece di licenziare, assumono. Come Reti SpA, società quotata all’AIM e tra le big italiane nel settore della consulenza informatica, che nei giorni scorsi ha annunciato l’intenzione di inserire in organico 70 nuovi professionisti entro la fine dell’anno, che si aggiungeranno ai 50 che la società di Busto Arsizio, nel cuore della Silicon Valley italiana, ha già reclutato nel 2020. I neo assunti ricopriranno ruoli ‘figli’ della trasformazione digitale dell’azienda: Cloud Developer, Cloud Infrastructure Specialist, Data Engineer e Cybersecurity Specialist.

Una decisione solo in parte determinata dall’accelerazione degli investimenti in ambito tecnologico e digitale che i clienti di Reti Spa (tra cui Banca Sella, Nexi e Missoni) hanno realizzato per far fronte agli effetti della pandemia e assicurare la continuità del proprio business, adattandolo alle nuove esigenze del mercato. L’impegno nei confronti del capitale umano e nella formazione dei talenti è infatti il mantra di Bruno Paneghini, presidente e ad di Reti Spa, che dell’attenzione all’individuo e al suo benessere ha fatto una bandiera fin dall’inizio della sua carriera imprenditoriale. Reti è infatti tra le 500 società benefit del nostro Paese e tra le circa 100 che, in Italia, hanno ottenuto la certificazione B-Corp. Un modello di fare impresa che, oltre a differire per forma giuridica, prevede direttamente nella propria mission la creazione di valore e di un impatto positivo sulla società, a partire dalle persone che compongono l’azienda. Ed è su di loro che, nel solo 2020, Reti ha investito erogando oltre 13.000 ore di formazione in un’academy interna dove, a rotazione, i lavoratori diventano professori.

All’interno del Campus Reti, la società ospita i corsi della Fondazione ITS Incom, ponendosi come ponte tra l’istruzione e il mondo del lavoro per tutti quei neodiplomati e neolaureati che vogliono specializzarsi nel settore IT. Il Campus Reti, che si articola in sei edifici, una villa d’epoca e una storica foresteria ricavata da una casa di ringhiera, sorge all’interno di un borgo industriale del Novecento di oltre 40mila metri quadrati, l’ex cotonificio Venzaghi. Dopo averlo salvato dalla demolizione, Paneghini ha affidato il recupero degli spazi – realizzato in linea con i più alti standard di sostenibilità e rigorosamente evitando nuova cementificazione – a un team di professionisti (tra cui l’architetto Elena Ciapparelli e l’artista Jorrit Tornquist), i quali sono riusciti a creare una perfetta continuità tra passato e futuro, mantenendo le strutture principali e in molti casi valorizzando le originali funzioni e vocazioni degli spazi.

Spazi che servono anche da contenitore per la collezione d’arte contemporanea che Paneghini ha avviato con la moglie Ilenia nel 2010. I 70 nuovi ‘NETworker’ vedranno come arredi opere di artisti internazionali del calibro di Jannis Kounellis, Marina Abramovic e Jan Fabbre. Non casuale la scelta di collocare le opere all’interno degli ambienti di lavoro, proprio perché nel modello di business voluto da Paneghini "le persone sono poste al centro e meritano di lavorare in luoghi da cui trovare ispirazione".