NUOVI massimi e rialzi a due cifre. È la performance che hanno alle spalle i principali indici di borsa mondiali, a cominciare dall’S&P 500 statunitense che, tra gennaio e metà luglio, ha guadagnato il 15% circa e ha addirittura raddoppiato il proprio valore da marzo del 2020, dopo il crolli dei listini causati in pochi giorni dall’emergenza sanitaria del Covid. A ricordare questi rialzi nei giorni scorsi è stato Matteo Ramenghi, responsabile per gli investimenti in Italia di Ubs WM, divisione del colosso finanziario svizzero Ubs dedicata al private banking e alla gestione dei grandi patrimoni. "Molti investitori si domandano se sia giunto il momento di monetizzare i guadagni", ha scritto in un commento, sottolineando che, "da un punto di vista statistico, il raggiungimento di nuovi massimi non è un indicatore che...

NUOVI massimi e rialzi a due cifre. È la performance che hanno alle spalle i principali indici di borsa mondiali, a cominciare dall’S&P 500 statunitense che, tra gennaio e metà luglio, ha guadagnato il 15% circa e ha addirittura raddoppiato il proprio valore da marzo del 2020, dopo il crolli dei listini causati in pochi giorni dall’emergenza sanitaria del Covid. A ricordare questi rialzi nei giorni scorsi è stato Matteo Ramenghi, responsabile per gli investimenti in Italia di Ubs WM, divisione del colosso finanziario svizzero Ubs dedicata al private banking e alla gestione dei grandi patrimoni. "Molti investitori si domandano se sia giunto il momento di monetizzare i guadagni", ha scritto in un commento, sottolineando che, "da un punto di vista statistico, il raggiungimento di nuovi massimi non è un indicatore che necessariamente fa presagire l’arrivo di correzioni". Anzi, Ramenghi ha ricordato che storicamente, dopo aver registrato un nuovo record, le borse sono sempre salite in media dell’11,7% durante l’anno successivo. Dunque ritiene che ci siano ancora opportunità sul mercato azionario in "un contesto di politiche fiscali e monetarie espansive, di forte innovazione tecnologica e di riapertura delle principali economie".

La ripresa economica in corso, sottolinea ancora il gestore di Ubs WM, "è particolarmente vigorosa: l’indice Citi Global Surprise (che confronta i dati economici reali con le stime degli economisti) ha raggiunto un livello di +63, che indica come il pil stia andando molto meglio di come ci si aspettava pochi mesi fa. Questo trend dovrebbe continuare a medio termine anche grazie ai piani infrastrutturali messi in campo dai governi". Occhio, però, a non farsi prendere da troppo facili entusiasmi. Come sempre, per Ramenghi non mancano infatti dei rischi che potrebbero anche far deragliare i mercati. Tra quelli noti, i principali sono l’andamento della pandemia, l’inflazione e gli squilibri geopolitici, in particolare le crescenti tensioni tra Occidente e Cina. Nonostante questi fattori, resta tuttavia un ottimismo di fondo.

"Ritengo che complessivamente questi rischi siano ben compensati dalle opportunità ancora presenti sul mercato azionario", ha aggiunto il capo investimenti di Ubs WM Italy, Le preoccupazioni sulla variante Delta del Coronavirus e su potenziali nuove mutazioni sono giustificate ma, finora, "nessuna variante sembra essere capace di eludere completamente i vaccini". Per quanto riguarda l’inflazione, probabilmente sarà più alta in questo ciclo economico rispetto al recente passato, ma gli ultimi dati, come probabilmente quelli che seguiranno in estate, sono gonfiati da alcuni fattori transitori, tra tutti l’effetto base. "Ciò significa", spiega Ramenghi, "che l’andamento che si evince dal confronto dei dati anno su anno è esagerato, per via del valore particolarmente depresso del 2020, quando eravamo nel punto più critico della crisi economica". Inoltre, non va dimenticato che molte aziende hanno ridotto il magazzino durante la crisi e quindi devono ora far fronte ad acquisti più consistenti di materie prime per ricostituire le scorte e soddisfare la domanda. Questo squilibrio ha amplificato le tensioni sui mercati delle commodity e pertanto ha contribuito al rapido aumento dell’inflazione.

Tuttavia, secondo la view di Ubs WM, c’è un altro elemento importante da sottolineare: la storia suggerisce infatti che soltanto un’inflazione stabilmente superiore al 3% ha avuto un impatto sulle valutazioni e non tutti i settori soffrono dell’aumento dei prezzi allo stesso modo; per esempio, i titoli finanziari ed energetici potrebbero esserne avvantaggiati. Infine, per quel che riguarda i rischi geopolitici, il gestore ricorda che di solito queste tensioni hanno ripercussioni solo a breve termine sui mercati globali. Dunque, per Ramenghi un investitore che si pone un obiettivo di rendimento di lungo termine non dovrebbe preoccuparsi troppo del timing, cioè della scelta di quando entrare e uscire sul mercato nel breve termine; l’esperienza insegna infatti che è fondamentale posizionarsi sul mercato quando è appena partito un nuovo ciclo economico.