IL GRUPPO ZEGNA si quota alla Borsa di New York con un’operazione da 3,2 miliardi di dollari (2,7 miliardi di euro). L’approdo a Wall Street, previsto a fine novembre, avverrà tramite una fusione con Investindustrial Acquisition Corp, spac fondata da Andrea Bonomi (in alto a destra) e presieduta dall’ex numero uno di Ubs, Sergio Ermotti, con l’obiettivo di portare sul listino americano un’ eccellenza italiana. Tale può dirsi, a pieno titolo, l’azienda di tessuti nata nel 1910 a Triverso in provincia di Biella e diventata uno dei marchi più prestigiosi dell’abbigliamento maschile made in Italy, tanto che oggi realizza metà del...

IL GRUPPO ZEGNA si quota alla Borsa di New York con un’operazione da 3,2 miliardi di dollari (2,7 miliardi di euro). L’approdo a Wall Street, previsto a fine novembre, avverrà tramite una fusione con Investindustrial Acquisition Corp, spac fondata da Andrea Bonomi (in alto a destra) e presieduta dall’ex numero uno di Ubs, Sergio Ermotti, con l’obiettivo di portare sul listino americano un’ eccellenza italiana. Tale può dirsi, a pieno titolo, l’azienda di tessuti nata nel 1910 a Triverso in provincia di Biella e diventata uno dei marchi più prestigiosi dell’abbigliamento maschile made in Italy, tanto che oggi realizza metà del suo fatturato nel promettente mercato cinese.

Il gruppo piemontese, ancora in mano alla terza e quarta generazione del fondatore Ermenegildo Zegna, si dota di nuove risorse per 880 milioni di dollari che spingono l’ enterprise value a 3,2 miliardi (poco debito e molta liquidità) e le consentiranno di debuttare in Borsa con una capitalizzazione di 2,5 miliardi di dollari. Il flottante sul mercato sarà pari al 27% del capitale mentre la famiglia Zegna manterrà il controllo con una quota 62%, affiancata con il 11% da Investindustrial, il partner industriale, e non solo finanziario, che cercava. "È un progetto industriale, vogliamo controllare la supply chain, non vogliamo essere un polo del lusso", ha sottolineato Gildo Zegna (a destra, al centro) , amministratore delegato di Zegna Group, destinato ad assumere anche la carica di presidente nella società che nascerà con lo sbarco a Wall Street. "Abbiamo una strategia molto chiara, la prima crescita sarà organica", ha spiegato, anche se l’azienda continuerà a valutare acquisizioni nelle specialità del tessile italiano.

Il focus resta sull’abbigliamento uomo ma in tema di M&A, per quanto "al momento non ci sia nulla di concreto anche se abbiamo molti dossier sul tavolo, se mai decideremo di fare un’acquisizione deve essere un altro Thom Browne" ha detto l’imprenditore citando il successo del marchio statunitense rilevato tre anni fa. "Vogliamo supportare il gruppo Zegna con un impegno di lungo termine e un investimento significativo per sostenere l’attuale espansione e la crescita della società" ha indicato il presidente di Investindustrial, Bonomi. "Non si trattava solo di vendere parte della società ma anche trovare un partner industriale", ha sintetizzato Sergio Ermotti. Degli 880 milioni di dollari di nuove risorse garantite al gruppo Zegna, 403 milioni vengono dalla dotazione della spac e il fondo di Bonomi ne ha messi 225 milioni. Altri 250 sono stati raccolti con un Pipe (Private investment in public equity) da primari investitori istituzionali e da nomi dell’industria del lusso, tra i quali ci sarebbe anche il ceo di Prada, Patrizio Bertelli. Riguardo alla scelta della Borsa americana al posto di Piazza Affari e all’utilizzo di un veicolo come la spac invece che di una più tradizionale modalità di quotazione, Gildo Zegna ha assicurato che "Non c’è stata una competizione tra una spac e una ipo o con un’ altra Borsa e New York". "Niente è stato portato via dal mercato italiano. Per Zegna, che è una società globale, gli Usa sono il posto giusto", ha affermato Bonomi.