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19 lug 2021

Yassin Rachik vola verso Tokyo

La “lotta“ per diventare italiano e la corsa contro la burocrazia

 

giuliana lorenzo
Olimpiadi
Yassine Rachik
Yassine Rachik

La caparbietà gliel’ha insegnata la maratona, la disciplina a cui Yassine Rachik nato in Marocco ma in Italia dal 2004, si è dedicato senza mai risparmiarsi. Il corridore è ora pronto per Tokyo. In passato ha fatto di tutto per gareggiare con la maglia azzurra e ha anche rischiato per un problema burocratico di vedere i cinque cerchi sgretolarsi a un passo. 

Nel 2019 aveva accumuli di ferro che non riusciva a smaltire, si temeva avesse l’emocromatosi. Inizia il salasso terapeutico e già con l’ultima sessione a febbraio 2020 tutto torna ok. Entra nelle Fiamme Oro e cominciano i problemi terminati il 14 luglio 2021, quando davanti alla commissione medica è stato nuovamente considerato idoneo al servizio. Per mesi viene sospeso dal servizio, non si allena e rischia di non partire per Tokyo: continuano a dirgli che i suoi valori non sono corretti. "Il medico della Fiamme Oro – spiega l’allenatore Alberto Colli - a novembre 2020, ci impedisce di andare in Marocco ad allenarci, facendo allusioni ai marocchini, ce l’aveva con loro". 

Continuano a dire che è malato, chiamano la commissione medica tirando in ballo l’emocromatosi. Oltre il termine della consegna della lista per Tokyo, viene convocato un raduno ad hoc dal D.T Fidal La Torre: "Le fiamme Oro – continua Colli - vietano la partecipazione tramite Sergio Baldo, direttore tecnico delle Fiamme oro Padova e vice Presidente vicario Fidal, bel conflitto d’interessi". Yassine a Tokyo ci sarà: per il Coni è tutto ok e finalmente la questione Fiamme Oro si è risolta.  

Un anno fa sarebbe stato molto difficile vederlo in Giappone: "Ho avuto un infortunio dopo i Mondiali di Doha - dice Yassine - non sarei mai riuscito a recuperare. Lo staff Brianza sport & salute, guidato dal Dott. Malberti mi ha rimesso in forma. Questo sogno è diventato anche il loro, abbiamo lavorato insieme, adesso sono più forte di prima". Nonostante non sia riuscito ad allenarsi in altura Yassine si dice pronto, la fatica non l’ha mai spaventato, nemmeno quando ha deciso di passare dalla pista alla maratona. "Nel 2016 ho avuto il primo infortunio in pista. Dopo essermi fatto male volevo fare la maratona, che di solito si fa dai 33/35, non a 23. Volevo provare, da giovane puoi sopportare più carichi: non abbiamo sbagliato, se devo correre h 24 non ho paura. Nel 2018 agli Europei di Berlino, ho vinto bronzo individuale e oro a squadre".

In Marocco, dove è nato, da piccolo l’atletica era un miraggio e praticava karate, poi arrivato in Italia ha iniziato con la corsa. Prima i provinciali, poi i regionali fino ai vari titoli assoluti: "Ho vinto tantissimi campionati su diverse distanze, non mi sono più fermato. L’atletica è uno sport individuale, questo ho capito, più dai, più lei ti dà, hai bisogno solo delle scarpe". Con le sue scarpe ne ha fatta di strada e ha corso contro la burocrazia per ottenere la cittadinanza italiana prima degli Europei del 2015. "Ho anche pensato di sposarmi per prenderla! Scherzo! Era diventata un sogno. Mio padre è in qui dall’89, si è trasferito a Bergamo per aver una vita migliore ma non riusciva a ottenerla. Ho scritto all’ex deputato Khalid Chaouki che ha preso a cuore la mia storia. Avevo un mese per riuscire a fare i Campionati Europei. Abbiamo fatto appello al Presidente Mattarella e abbiamo lanciato la petizione su Change.Org: ci sono state così tante adesioni che in virtù di questo e dei risultati la richiesta è stata accolta il giorno del mio compleanno. Sono riuscito a vincere la medaglia di bronzo agli Europei per l’Italia, prima gara da italiano".

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