Pendolari in attesa del treno
Pendolari in attesa del treno

Milano, 6 dicembre 2018 - Il 9 dicembre entrerà in vigore il piano messo a punto da Trenord per garantire ai pendolari un servizio il più possibile affidabile soprattutto durante la stagione invernale, quella più critica. Il piano resterà in vigore per sei mesi, fino a giugno. E prevede la sostituzione dei treni con gli autobus. Tale sostituzione avverrà solo su 11 tratte, pari al 5% del totale, solo nelle ore meno affollate di pendolari. Detto altrimenti avverrà lungo le tratte dove i treni, nelle ore non di punta, solitamente viaggiano con meno di 50 passeggeri a bordo. I pendolari interessati dal piano sono 7mila, pari all’1% dei pendolari che si spostano con Trenord. 

Marco Piuri, amministratore delegato di Trenord, il piano messo a punto per i 6 mesi compresi tra dicembre 2018 e giugno 2019 provocherà un danno di 11 milioni di euro ai conti dell’azienda. Vale la pena attuarlo?

«Partiamo da un dato di fatto: nessuno ha mai detto che questo piano ha l’obiettivo di migliorare le performance economiche di Trenord. Abbiamo sempre detto che questo piano, di carattere emergenziale, ha l’obiettivo di risollevare il servizio reso da Trenord in termini di affidabilità e regolarità dei treni attraverso, in particolare, la riduzione delle soppressioni delle corse e dei ritardi».

Le opposizioni in Consiglio regionale hanno contestato il piano perché il prezzo è alto, soprattutto a fronte di un servizio, quello ferroviario, che viene ridotto anziché essere ampliato. Il punto di caduta non sembra ottimale.

«Le opposizioni hanno dipinto uno scenario opposto a quello reale. Con questo piano Regione Lombardia, e quindi i cittadini lombardi, spendono di meno non di più».

Perché?

«Andiamo con ordine. Quegli 11 milioni di euro emersi in Consiglio regionale sono una proiezione relativa a 12 mesi di piano. Ma io ragiono su una cifra diversa perché le misure che partiranno il 9 dicembre resteranno in vigore non un anno intero ma solo 6 mesi, solo fino a giugno. La cifra sulla quale ragionare, quindi, è 5,4 milioni di euro».

Che rappresentano questi 5,4 milioni di euro?

«Rappresentano una riduzione del margine operativo di Trenord. Sono soldi in meno che entrano nelle disponibilità dell’azienda perché la Regione rimborsa con somme decisamente inferiori i chilometri percorsi su gomma rispetto a quelli percorsi su ferro. Per questo dico che la Regione, e quindi i lombardi, pagheranno meno. A ridurre il margine è, poi, il costo dei contratti con gli operatori che forniscono il servizio autobus perché, come più volte detto, continueremo a garantire il servizio. L’altro fattore che incide negativamente dal punto di vista economico è quello del personale, che resta tutto a libro paga di Trenord anche se, per le tratte incluse nel piano invernale, ci sarà un risparmio nell’impiego di nostri dipendenti. Infine si può stimare una potenziale riduzione dell’utenza che, però, avrà un impatto marginale (circa 500mila euro ndr). D’altro canto, il piano permette di risparmiare per la gestione operativa dei servizi sostituiti. E, concludo, c’è una variabile che oggi non possiamo quantificare ma che potrebbe rivelarsi molto significativa: la riduzione delle penalità e dei bonus pagati da Trenord in caso di corse soppresse e di ritardi. Faccio presente che, tra le une e gli altri, nel 2018 Trenord probabilmente pagherà quasi 30 milioni di euro. L’obiettivo di questo piano è dimezzare soppressioni e ritardi e quindi far risparmiare a Trenord cifre decisamente importanti».

Quando sopperirete alle carenze di organico? Lei ha stimato un fabbisogno di 200 persone.

«Entro marzo 2019 avremo 150 persone in più e il rapporto tra il personale effettivamente disponibile e quello del quale avremmo teoricamente bisogno scenderà così a livelli fisiologici».

I treni promessi da Trenitalia?

«Ne sono arrivati 8 e 6 di questi stanno già viaggiando. Ce ne hanno promessi altri 6 entro il 28 dicembre 2018 (quindi 14 in tutto ndr) e sono fiducioso che arriveranno».