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11 mag 2022

Omicron 4 e 5: sintomi, contagiosità, reinfezione e vaccino

Continua il monitoraggio delle nuove sottovarianti del Covid, ormai approdate anche in Italia

La pandemia da Covid-19? Non è ancora finita, soprattutto a causa di Omicron e alla diffusione delle varianti Omicron 3 e 4. Non solo, a fine aprile, in Italia è stata solata la nuova sottovariante BA.4 di Omicron in due laboratori, uno a Reggio Calabria e l'altro a Monza. E il 7 maggio scorso è spuntata anche la BA.5 di Omicron con i primi 3 casi isolati nel laboratorio di Microbiologia dell’azienda ospedaliera di Perugia, in Umbria. Ma cosa sappiamo di queste mutazioni?

Covid, nuova variante Omicron 4 isolata a Monza

Covid, primi casi di Omicron 5 in Umbria

Origine

Omicron 4 e 5 sono comparse entrambe per la prima volta in Sudafrica per poi fare il loro ingresso in altri Paesi, Italia compresa. Ma se in Sudafrica - stando ai dati dell’Istituto nazionale per le malattie trasmissibili comunicati dalla Bbc - c'è stato  un aumento del 60% di nuovi casi in due giorni, nel nostro Paese la situazione potrebbe evolversi in maniera diversa. Il direttore dell'Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus Bio-medico di Roma, Massimo Ciccozzi ha infatti spiegato che in Italia e in Europa la grande diffusione di Omicron 1 e 2 potrebbe infatti portare a "una sorta di immunità naturale che potrebbe funzionare da possibile scudo e rendere vita difficile alle nuove sottovarianti BA.4 e 5".

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Sintomi

Non solo febbre e tosse, le nuove varianti potrebbero procurare in particolare naso che cola e stanchezza. Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco dell'Università Statale di Milano, nei casi di BA.4 e BA.5 le infezioni restano localizzate soprattutto nella vie respiratorie superiori e meno i polmoni, ma arriverebbero a lasciare tracce profonde anche sugli altri organi. Le due sottovarianti porterebbero anche dolori a stomaco e addome, male all'orecchio. Inoltre, colpirebbero anche i centri nervosi, con una sintomatologia come le vertigini che fino ad ora, specificano gli esperti, si è vista solo con le ultime varianti ibride XE, XJ e XF. Ma sembra che causino meno perdita del gusto e dell’olfatto.

Contagiosità

Sulla base delle conoscenze scientifiche finora disponibili, ha spiegato la professoressa Antonella Mencacci, responsabile del laboratorio di microbiologia dell’Azienda ospedaliera di Perugia, è possibile sostenere che Omicron 5 presenti una contagiosità maggiore delle forme precedenti, anche se “non è ancora chiaro di quanto”.

Quando fare il tampone

Il tampone va fatto, ovviamente, quando si hanno sintomi che possono essere riconducibili all’infezione da Sars-CoV-2. Ma anche quando si ha avuto un contatto con un positivo e c’è il rischio di essersi contagiati. Ricordiamo infatti che anche gli asintomatici possono trasmettere la malattia. I tamponi più efficaci sono quelli molecolari, ma oggi anche quelli antigenici di ultima generazione risultano validi.

Copertura vaccinale

I ricercatori hanno rilevato dati che evidenziano come, “si sia vaccinati o meno, una precedente infezione da Omicron non protegge dall’infezione con le nuove varianti. L’attività neutralizzante contro BA.4 e BA.5, hanno osservato gli esperti, "è bassa, peggio per i non vaccinati che per i vaccinati, ma comunque realisticamente insufficiente a proteggere dall’infezione". "In solo quattro mesi, l’immunità di popolazione è stata superata due volte, nel primo caso da Omicron BA.1 e BA.2, e oggi da BA.4 e BA.5”,  ha sottolineato il biologo Enrico Bucci, adjunct professor della Temple University di Philadelphia che in diversi post su Facebook e sul Foglio ha affrontato l’argomento delle new entry nella famiglia della variante Omicron di Sars-CoV-2.  "Non è il caso di vedere catastrofi incombenti, perché in ogni caso, finora, la protezione contro la malattia severa ha retto - ha concluso - Si tratta solo di capire come funziona l’evoluzione e soprattutto di spingere perché il monitoraggio in Italia migliori e si faccia presto con i vaccini ad ampio spettro di nuova generazione".

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Nuovi vaccini

I vaccini attuali stanno perdendo gradualmente la capacità di proteggerci:innanzitutto dall’infezione con le nuove sottovarianti che sembrano bucare questo scudo. In vista dell’autunno, dunque, fari puntati sui nuovi vaccini adattati alla variante Omicron, con una probabilità abbastanza alta di vedere approvato entro settembre a livello Ue il primo vaccino anti-Covid 'adattato'.  A confermarlo, nei giorni scorrsi, l'Agenzia europea dei medicinali (Ema) che ha così rafforzato  la speranza di poter affrontare il ritorno della stagione fredda con nuove armi, ancora più efficaci. Si lavora dunque sia a vaccini monovalenti (solo per Omicron e le sue sottovarianti) e almeno bivalenti - ceppo di Wuhan (quello alla base degli antidoti attuali) più Omicron - come stanno facendo tra gli altri anche Pfizer e Moderna con le piattaforme a m-Rna. Con Moderna che sta studiando anche il vaccino unico Covid-influenza e addirittura un “trivalente” Covid-influenza-virus sincinziale.  

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Il prossimo autunno

Secondo gli studiosi, i casi Covid dovrebbero lentamente diminuire a fine maggio per poi risalire a settembre, anche a causa delle reinfezioni causate dalle varianti e sottovarianti. In questo contesto arriva l’allarme del virologo Fabrizio Pregliasco: "In autunno ci sarà un’ondata di 20 milioni di contagi, potrebbero tornare le mascherine". Ma anche a un nuovo richiamo del vaccino.

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