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9 mag 2022

Covid: come cambierà con le sottovarianti di Omicron? Ondate, velocità contagi, sintomi

Gli occhi degli esperti puntati sulla mutazione F486V

davide ruffini
Cronaca

E' una delle questioni più "calde" sul fronte del Covid, dati anche i richiami degli esperti alla realtà di una pandemia che è tutt'altro che finita. La domanda su come evolverà il contagio da Sars-CoV-2 nel futuro prossimo, in particolare dall'autunno, è da tempo sul tavolo. Molti specialisti hanno provato a esercitarsi, anche se l'emergere di varianti ha complicato il quadro delle previsioni. Nelle ultime settimane, però, e con le ultime mutazioni, sembra che ci sia stata un'inversione di tendenza: gli ipotetici sviluppi della malattia paiono essere diventati prevedibili con maggiore efficacia. Anche per questo Nature, storica rivista scientifica, prova a leggere nella "palla di vetro" della pandemia, sentendo diversi esperti che hanno contribuito a realizzare un'analisi pubblicato sul sito della rivista. Come le varianti possono cambiare il destino del Covid-19 Focus dell'approfondimento è il ruolo di Omicron, ultima delle varianti venute allo scoperto, che ha "figliato" una serie di versioni leggermente differenti. Le sotto-varianti di Omicron, come BA.2, BA.4 e BA.5, sono la spia del fatto che il virus SarsCoV2 sta cambiando, al punto che potrebbe portare a ondate periodiche. Se le prime varianti, come Alfa, Delta e la stessa Omicron, erano molto diverse da quelle che le avevano precedute, le sotto-varianti di Omicron hanno somiglianze di famiglia che permettono facilmente di ricostruirne l'origine, inoltre si diffondono più velocemente di quanto non facesse Omicron, potrebbero sfuggire più facilmente agli anticorpi e causare ondate periodiche, come sembrano attualmente fare in Sud Africa le sotto-varianti BA.4 e BA.5, e in Nord America la BA.2.12.1. Le nuove sotto-varianti di Omicron potrebbero segnare il passaggio a ondate simili a quelli dei virus influenzali, anche ogni sei mesi, secondo l'ipotesi del biologo evoluzionista Tom Wenseleers, dell'Università Cattolica belga di Lovanio. Secondo il ricercatore non si possono nemmeno escludere "rimonte" di varianti che ora sembrano svanite, come la Delta. Evoluzioni prevedibili con ...

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