Maltrattamenti contro la figlia 18enne: braccialetto elettronico per il padre

Dispositivo di sorveglianza al posto degli arresti domiciliari per il 37enne, già condannato per lo stesso reato nei confronti dell’ex compagna e gli altri figli minorenni

Tribunale

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Carate Brianza (Monza), 5 febbraio 2024 - Dopo i lavori di pubblica utilità chiesti per la condanna di maltrattamenti in famiglia, che hanno spinto il Tribunale dei Minorenni di Milano a disporre l’allontanamento da casa della compagna e dei loro 4 figli minori, ha ottenuto il braccialetto elettronico per la stessa accusa nei confronti della figlia 18enne avuta da una precedente relazione.

Il 37enne di Carate Brianza è già stato condannato dal Tribunale di Monza a 2 anni di reclusione per avere perseguitato quattro impiegate dei servizi sociali del Comune dell’Area Minori e Famiglie e poi è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale perché durante una perquisizione a casa sua ha tentato di ostacolare l’accesso dei militari e poi di aggredirli. Per questa accusa ha già ottenuto dal Tribunale di Monza 1 anno e 2 mesi di messa alla prova ai servizi di pubblica utilità per Legambiente. Per i maltrattamenti in famiglia il 37enne vuole patteggiare la pena di 2 anni convertiti in lavori di pubblica utilità in una casa di riposo.

All'udienza preliminare al Tribunale di Monza, fissata a fine febbraio, si è costituita parte civile la ex, anche in rappresentanza dei figlioletti. La donna si è opposta all'ipotesi di pena concordata con la Procura per l'imputato, che ha già precedenti per reati contro la persona, il patrimonio e di droga. Poi è arrivata l'ultima accusa nei suoi confronti. Quella di avere costretto la figlia appena maggiorenne a vivere sotto un “regime oppressivo” fatto di insulti, minacce e botte pure per come si vestiva, finendo anche per chiuderla in camera. "Maledetto il giorno che non ti ho fatto morire in pancia", le avrebbe anche detto.

Nei confronti del padre-padrone il Tribunale di Monza ha firmato un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per maltrattamenti. Il 37enne inizialmente si è infatti rifiutato di indossare il braccialetto elettronico che serve a controllare eventuali spostamenti in violazione al divieto di avvicinamento alle vittime. Poi ha capito che il suo rifiuto poteva vanificare il percorso di giustizia alternativa e ha fatto dietrofront.