Milano, 25 novembre 2021 - C’è una massima che ha animato tutta la sua carriera: «Per vivere bene, non dico felici ma almeno sereni, non puoi essere spietato negli affari e generoso solo con gli amici». E a scanso di equivoci amava ripetere: «Il miglior modo di essere egoisti è essere altruisti». Perché il suo pensiero fosse chiaro a tutti in ufficio, sul muro, aveva affisso l’icona della Lavanda dei piedi. «Si dice che nell’opera c’è l’artista», mi aveva detto in occasione di un’intervista per i suoi ottant’anni. «È un concetto che vale per tutte le attività umane. Anche in banca». Non è solo uno slogan. «In azienda abbiamo creato la teoria dei quattro sì. Abbiamo il dovere di fare cose che vadano bene per i clienti, per gli agenti, per l’azienda e anche per il pianeta». Quella green è l’ultima sfida intrapresa da Mediolanum; umanità e ottimismo, il biglietto da visita di Ennio Doris. Pragmatico ma, come amava sottolineare, anche sognatore.

Origini contadine, uomo di grandi passioni (anche la bicicletta) e di forte intuito per gli affari, legato alle sue radici e alla famiglia – la moglie Lina, sposata il 13 agosto 1966, due figli, Massimo e Sara, sette nipoti – è «l’inventore della finanza popolare», come lo definì Fedele Confalonieri. Ma oltre che finanziere è stato imprenditore e banchiere. E socio di Silvio Berlusconi, prima in Programma Italia – nata il 2 febbraio 1982 – e poi, dal 1997, in Banca Mediolanum, di cui da pochi giorni era presidente onorario, dopo esserne stato sin dalle origini amministratore delegato. Nato a Tombolo, provincia di Padova, il 3 luglio 1940, solo perché di salute fragile si dedica allo studio evitando il mestiere di mediatore di bestiame, che avrebbe ereditato dal padre. Con un diploma da ragioniere in tasca, entra, invece, in banca: alla filiale di San Martino di Lupari dell’Antoniana di Padova. Ma otto anni più tardi è direttore generale delle officine meccaniche Talin di Cittadella. La svolta è dietro l’angolo: nel 1969, seguendo le orme dell’amico Gianfranco Cassol, avvia un’attività di promotore finanziario, che lo porta di lì a poco a lavorare come consulente per Fideuram e poi per Dival (gruppo Ras).

Quando, 40 anni fa, incontra Silvio Berlusconi, è già un professionista di successo. «Nell’81 guadagnavo circa 100 milioni al mese di commissioni, quando lo stipendio di un bancario era di 10 milioni di lire all’anno». Il primo contatto è casuale, sulla piazzetta di Portofino. Poi Berlusconi fissa gli incontri decisivi, a Milano e ad Arcore. «Arrivo e appoggio le mie commission sul tavolo – racconterà Doris – è un dossier composto da un centinaio di pagine: tremila clienti. In quel modo voglio fare un po’ di colpo agli occhi del presidente. Il messaggio è chiaro: non si parte da zero, ho un bel portafoglio». L’anno dopo, il 2 febbraio, la società è fatta: 50 e 50. È l’inizio di una fortunata parabola finanziaria e anche di un’inossidabile amicizia. Di loro si dice che non abbiamo mai litigato. «Non solo – mi confidava Doris un anno fa –. Vorrei raccontare un episodio che nessuno conosce. Quando, negli anni Ottanta, la Chase Manhattan Bank mi propone di acquisire il 5 per cento di un broker di Londra, chiedo consiglio a Silvio. Si parlava di 7 milioni e mezzo di sterline di allora e noi eravamo soci. ‘Io non lo farei’, mi risponde. Io, invece, vado avanti senza dirglielo. Il broker fallisce e perdiamo, inizialmente, l’intero investimento. Ma come dirlo a Silvio? Alla fine lo chiamo e lui, sorridendo, dice: ‘La prossima volta fidati di più del mio istinto’. Tutto qui. Incredibile, no?».

Avvicinare il risparmiatore alle opportunità del mercato è l’intuizione che, a detta dello stesso Doris, ha fatto di lui il grande innovatore della finanza italiana. Mediolanum è la prima banca nata senza sportelli. Una scelta controcorrente, destinata nel tempo a trasformare l’istituto milanese in una realtà antesignana dei tempi. Sempre fedele alla filosofia e ai valori del fondatore. Quando, nel 2008, fallisce Lehman Brothers, Doris sa cosa deve fare. «Decise subito di rimborsare i propri clienti e lo fece mettendo mano al suo portafoglio», ha ricordato Alberto Nagel. Così commentava un anno fa, su queste pagine, Doris: «Siamo stati gli unici al mondo a farlo. Mi sentivo in dovere di fare opera di solidarietà nei confronti degli 11.000 clienti incappati nella vicenda, ma non potevo farlo a carico della banca. Così l’abbiamo fatto solo noi grandi azionisti: io e la Fininvest». Un noto spot pubblicitario realizzato per le tv ha immortalato, sintetizzandola, la strategia imprenditoriale di Doris e di una banca multicanale fatta di servizi anziché di filiali («faranno la fine delle cabine telefoniche»), ma costruita intorno ai clienti. Presta per anni il suo volto allo spot, finché non passa il timone della banca al figlio Massimo, che nel 2008 viene nominato amministratore delegato. Dell’anno precedente è l’ingresso nella partecipazione di Mediobanca. La ricerca di soluzioni innovative resta l’obiettivo del Gruppo, che nel 2018 crea la Direzione Mediolanum Investment Banking. Ennio continua a seguire la banca; lavora ogni giorno anche a ottant’anni suonati. Combatte una malattia che non sembrava preoccuparlo. Poi, l’altro giorno, un improvviso aggravamento e la fine, alle 2.12 della notte.