Maria Grazia Manfredi è medico di base nel quartiere Gallaratese di Milano
Maria Grazia Manfredi è medico di base nel quartiere Gallaratese di Milano

Milano, 26 marzo 2020 - È medico di base nel quartiere Gallaratese, periferia nord-ovest di Milano, e segue 1.500 pazienti. Qualcuno di loro è stato ricoverato in ospedale per il coronavirus, ha superato la fase critica, è stato dimesso ed è tornato a casa dai familiari. Quali sono le regole da seguire, per evitare i contagi tra le mura domestiche? Ne parliamo con la dottoressa Maria Grazia Manfredi.

Supponiamo di trovarci nel caso di una famiglia con padre, madre e due figli, in un appartamento di circa 100 metri quadri. Come gestire la situazione?
"L’ideale è avere una stanza e un bagno ad uso esclusivo della persona dimessa. Quando questa deve aprire la porta della camera, supponiamo per prendere il vassoio con il cibo, deve indossare la mascherina e i guanti. Così come il familiare che glielo porge. Occorre evitare contatti il più possibile. Mi rendo conto che ci sono situazioni abitative diverse, con famiglie numerose che devono condividere spazi comuni. Di solito i reparti di degenza si interessano della situazione abitativa del soggetto al momento delle dimissioni: nei casi di impossibilità di rientro a casa, viene indirizzato altrove, in spazi allestiti apposta, fino alla fine della quarantena".

E se invece può tornare a casa, è indispensabile un bagno dedicato?
"Non è indispensabile ma occorre darsi più da fare: il bagno deve essere regolarmente disinfettato con candeggina e alcol, bisogna rispettare tutte le norme igieniche con estrema attenzione e gli oggetti toccati devono essere disinfettati. La persona deve comunque avere una stanza in cui stare isolata. Anche questa va disinfettata cambiando aria di frequente. E la biancheria deve essere lavata a temperature elevate".

L’immondizia come va trattata?
"In questo caso, c’è una deroga alla differenziata: tutti i rifiuti prodotti da questa persona devono essere inseriti in un unico contenitore, un sacco doppio, che andrà nell’indifferenziata".

Gli altri familiari devono controllarsi?
"È meglio provare la temperatura un paio di volte al giorno".

Come segue i pazienti dimessi?
"Con il monitoraggio a distanza, al telefono, più volte nell’arco della giornata. All’ospedale Sacco è appena partita una sperimentazione con un progetto di telesorveglianza: i pazienti vengono controllati due volte al giorno da un’équipe di medici. Se la sperimentazione andrà bene verrà diffusa anche negli altri ospedali".