Un bambino in campo
Un bambino in campo

Milano, 20 marzo 2018 - Siamo in una delle tante scuole calcio di Milano, sul campo in sintetico i “pulcini“ 2007 e 2008 stanno terminando l’allenamento. Corrono, esultano, scherzano. Soprattutto giocano, l’unica cosa che si dovrebbe fare ad una certa età.

A pochi metri di distanza il vicepresidente e il responsabile dell’area tecnica convocano i genitori per una riunione, si inizia con un avvertimento: «Cari papà, care mamme, questo è un periodoparticolare dell’anno: cominciano i provini, vedrete che anche qui, durante le partite, ci sara gente che cercherà di avvicinarvi, offrendovi qualcosa per i vostri figli. Non cascateci, non illudete i bambini, fateli solo divertire...». La parola d'ordine è “aprire gli occhi”. Perché i “trafficanti“ di baby talenti sono dietro l’angolo. Si presentano in modo affabile, sono astuti, si procurano le distinte anche delle partite dei piùpiccoli per “riconoscerli” e poi cercano di entrare in contatto con i genitori, scovandoli sugli spalti. Non sempre sono procuratori, magari si spacciano per tali ma solo “sporchi” faccendieri: hanno solo un interesse, quello di metter le mani su baby fra i 6 e i 10 anni che hanno qualità, magari promettendo anche una vetrina “on line” mischiati fra i ragazzi più grandi e di serie superiori. «È una cosa disgustosa - commenta l’avvocato Claudio Pasqualin, uno dei più apprezzati e stimati procuratori italiani (è stato anche il manager di Del Piero) -. Trovo miserevole illudere un bambino pur di raccattare qualche spicciolo. Ai genitori dico sempre di diffidare di colui che si presenta come “procuratore”, e viceversa un papà non deve mai chiamare un agente se ha un bambino piccolo, semmai discutere con i tecnici. E invece non solo in D e in C c’è gente che paga per giocare, perché solo in quel grigiore tecnico ci si può camuffare, ma la verità è che nella desolazione morale in cui ci troviamo spesso i genitori sono i primi colpevoli, perché cedono facilmente alle lusinghe e perché fanno a gara per avere un procuratore conosciuto» E ancora: « Lei non ha idea di quante telefonate ricevo da anni, ogni giorno, da parte di genitori che vorrebbero “offrirmi” i loro bambini solo per il fatto che giocano qualche partita negli “esordienti”. Ma scherziamo? Potrei capire se avessero alcune presenze in Nazionale, ma così no. Tant’è che ho dato ordine perentorio alle mie segretarie di non passarmi questi papà e mamme, ma le assicuro che nei campionati giovanili, dai 10 anni in su, tanti bambini hanno qualcuno che si dichiara “agente” alle loro spalle». Il problema è che spesso non sono neppure agenti, anzi. E l’avvocato Pasqualin da anni denuncia questo malcostume: «Finalmente ci sarà una legge statale con norme ben precise, ma fino a ieri con la deregulation e la miopia delle istituzioni calcistiche che avrebbero dovuto controllare in tanti si facevano avanti per acquistare le “procure”. Anche la malavita manda persone con bigliettoni da cento euro nei sacchetti di plastica per avere la procura di possibili baby fenomeni... così si “ripulisce” il denaro».

Difficile fare piazza pulita di questi e altri squallidi personaggi, visto che spesso i genitori perdono il lume della ragione allettati da succulenti “offerte”. Però l’avvocato Pasqualin traccia un identikit che aiuta a riconoscerli. «Per il sol fatto che vengono a cercarti in giacca e cravatta bisogna stare attenti. Non hanno divise, ma spesso nei loro bagagliai ci sono bauli pieni di completi da gioco e scarpe da calcio. Ti convincono regalandoti scarpe e facendoti vedere moduli, dicendo che agiscono per grandi aziende di marche sportive... Così, fra promesse di sponsor e regali, il genitore si convince a firmare la procura. Ma vi assicuro che nel calcio va avanti chi ha qualità, non chi viene truffato». Meglio saperlo prima. Per evitare che un bambino resti prigioniero dei propri sogni...

(2 - continua)