LETTERA:

Caro direttore, i divieti sono all’ordine del giorno, ma non risolvono i problemi. Ogni volta che esce una classifica sulle città più inquinate, quelle lombarde si piazzano sempre ai primi posti. Mi domando se non esista davvero qualcosa che si possa fare prima che torni il caldo e ci si dimentichi ancora delle polveri sottili.  M.L.

RISPOSTA:

Ha ragione: dei problemi ci si dimentica troppo in fretta e, anzi, non si stupisca se a breve sentirà parlare della solita emergenza siccità. In realtà, il difetto è nell’approccio alle questioni. Più di bandiera e ideologico che realistico. Nel caso dell’emergenza smog, in particolare, discutiamo ogni giorno di quali auto debbano circolare e ci dimentichiamo che il traffico vale solo il 30 per cento delle polveri sottili che inquinano l’aria. Giusto, quindi, intervenire sui motori; bisognerebbe, però, mettere mano anche al restante 60 per cento delle cause. E cosa si sia fatto su questo fronte - a parte che imporre un limite sulle temperature dentro casa, che nessuno rispetta e che è difficile controllare - non è dato sapere. Meno guerre di regolamenti fra Comuni e autorità e meno proposte estemporanee e maggiore serietà sarebbero già un passo avanti. Magari non garantirebbero titoli urlati sui giornali e facili consensi, ma aprirebbero la strada a un approccio scientifico nel fronteggiare un’emergenza i cui effetti non si fermano ai confini dell’Area B istituita a Milano. sandro.neri@ilgiorno.net